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Roma – Si può trovare l’arte nelle strade?

ROMA - CENTRO

Le grandi città, come Roma, sono abitate e “vissute” in modo caotico e frenetico, per questo, spesso e volentiri, non riusciamo a renderci conto della bellezza che ci circonda. Dai quartieri più famosi e centrali, alle zone periferiche, il nostro viaggio vuole far scoprire, a chi, come noi, pur abitando la città, non è vissuta e osservata a pieno. 

PONTE DELLA MUSICA

Uno di quelli meno conosciuti è il ponte della Musica-Armando Trovajoli:  collega l’auditorium Parco della musica, il parco di villa Glori. il museo del MAXXI e il teatro Olimpico con il complesso sportivo del Foro Italico, l’ostello della gioventù, lo spazio verde di Monte Mario, il museo del Genio e l’auditorium della Rai. Per la sua costruzione, dalla fase di progetto all’atto pratico edile, benchè prevista nel piano regolatore della Capitale del 1929, è solo dopo settant’anni che viene dato il via all’iter del progetto. È infatti il 2000 quando viene bandito un concorso internazionale per il disegno del ponte, vinto dallo studio londinese Buro Happold e dall’ingegner Davood Liaghat, assieme a Kit Powell-Williams Architects. Il ponte, con un design dal gusto contemporaneo, unisce nella costruzione materiali diversi come l’acciaio, il calcestruzzo ad alta resistenza, il cemento armato e il legno. Si presenta con una struttura ad arco, lunga 190 metri, che raggiunge una larghezza massima di 22 nella zona centrale e di 14 alle due estremità

I GRAFFITI COLORANO IL PONTE DELLA MUSICA ARMANDO-TROVAJOLI

I graffiti possono abbellire gli angoli in vista di un opera monumentale, come quella del Ponte della Musica-Armando Trovajoli.  Nonostante le polemiche la street art,essa colora le città, in alcuni casi in modi non del tutto eccellenti, ma in altri sicuramente danno vitalità alla frenesia cittadina. Senz’altro si moltiplicano le iniziative che vedono più o meno famosi street artist abbellire angoli sia pubblici che privati della metropoli , mentre altri giovani writers si esprimono in luoghi nascosti e senza clamore dando sfogo alla loro vena artistica. Roma Capitale dovrebbe istituire o regolamentare zone libere messe a disposizione dei writers, regolamentandone l’operato così da colorare con criterio quegli angoli grigi della metropoli altrimenti grigi e senza senso.

graffiti

LA STREET ART E IL MERCATO TRIONFALE

Grazie alla street art , luoghi spesso dimenticati e vandalizzati, diventano luoghi di nuovo interesse per la città. Come ad esempio le scalinate del Mercato Trionfale. Lo street artist David ” Diavù” Vecchiato ha scelto di ritrarre la Magnani al mercato per rendere omaggio al suo legame con questo mondo, espresso in “Campo dè Fiori” di Mario Bonnard e in “Mamma Roma” di P. Paolo Pasolini. In questo ritratto è presente l’attrice con un gatto in braccio, sognante, mentre nell’altro stringe un cane. I due ritratti che si trovano sulle scale del mercato Trionfale a Roma,fanno parte dell’ ultimo lavoro della serie” Popstairs”, il nome del progetto di street art.

IL FASCINO NASCOSTO DELLA PASSEGGIATA DEL GELSOMINO

La passeggiata del gelsomino è un inusuale percorso che ha come sfondo la Basilica di San Pietro e sulla sua sinistra il binario della Ferrovia Vaticana, che unisce l’Italia alla Città del Vaticano. Essendo un luogo senza un intervento diretto d’arte, ha comunque un fascino nascosto non essendo molto conosciuto e poco frequentato. E’ stata ricavata dal secondo binario di una tratta ferroviaria, ora chiusa, che nell’antichità rappresentava una importante via di comunicazione per gli abitanti della Città del Vaticano, Papa compreso. Con l’arrivo di mezzi più moderni, la ferrovia è stata chiusa. Si può infatti ammirare il passaggio l’ex passaggio ferroviario, con le porte blindate. Questo luogo, caratterizzato appunto dalla presenza dei gelsomini, ha come sfondo la Cupola di San Pietro, con  una prospettiva insolita a cui siamo abituati ad ammirarla.

passeggiata del gelsomino

IL QUARTIERE DEL GHETTO EBRAICO 

Culturalmente ricca e vivace, distribuita in tutta la città, la comunità ebraica romana ha ancora oggi il suo centro di gravità in un piccolo quartiere dove gli antenati ebrei furono confinati per volere di Papa Paolo IV: il Ghetto. Non sono solo l’imponente Sinagoga del 1874, di fronte all’Isola Tiberina, o la Fontana delle Tartarughe di piazza Mattei, che trasmettono fascino. Ma anche i resti romani, medievali e rinascimentali di via del Portico D’Ottavia, centro simbolico del quartiere insieme a piazza delle Cinque Scole. Oltre ai collegamenti tramite vicoli e stradine, sono le sovrapposizioni delle abitazioni che danno bellezza a questo quartiere. Qui il tempo si ferma, lontano dal via vai di macchine della città: questo quartiere va gustato a piedi per assaporarne la bellezza.

roma ghetto ebraico
roma ghetto ebraico

ARA PACIS

Proseguendo verso Villa Borghese, un’altro luogo che sicuramente suscita stupore è la struttura architettonica del Museo dell’Ara Pacis. L’Ara Pacis fu fatta costruire da Augusto  per celebrare il successo della campagna militare contro i Galli e dedicato alla Pace. Nel 1938, Mussolini decise che i resti dell’altare, una volta ricomposti, dovessero essere spostati dalla loro sede originale ed esposti in bella vista in un edificio a loro dedicato, per enfatizzare il glorioso passato dell’Impero Italiano, da poco proclamato. Venne cosi incaricato l’architetto Vittorio Balio Morpurgo per progettare un nuova struttura da realizzarsi nei pressi del Mausoleo di Augusto. Il padiglione venne inaugurato da Mussolini stesso il 23 settembre 1938. Venne poi restaurato dopo la fine della guerra. Ma venne poi completamente ricostruito realizzando il progetto dello studio d’architettura “Richard Meier & Partners”, inaugurato nel 2006. Questa decisione ha sollevato molteplici polemiche da parte di critici d’arte, tra cui Vittorio Sgarbi. La nuova strutta comprende la copertura dell’Ara Pacis, scalinate e fontana: un ottimo punto di ritrovo e relax dove potersi prendere un break dalla vita di città. E’ un “angolo bianco” nella capitale!

ara pacis

Villa Borghese: il Pincio e l’orologio ad acqua

A due passi dalla terrazza panoramica del Pincio, immerso nel parco di Villa Borghese, si erge l’Orologio ad acqua di Roma, capolavoro d’ingegneria e d’estetica. Ma prima di arrivare qui. si passa per la panoramica del Pincio, uno dei punti più famosi per ammirare i tetti della Capitale. In questo periodo di post quarantena, la flora e la fauna hanno prosperato, ed è quindi possibile entrare in contatto con esse ancor più di più all’interno del parco. Possiamo considerare questo angolo di villa borghese, quello compreso tra il Pincio e l’Orologio ad acqua, arte pure, perchè oltre alla struttura e al panorama qui c’è la vita che passeggia, sulle biciclette, a piedi o in risciò!

orologio ad acqua

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