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Parliamo con: Sirena Velena\ Musica

Oggi vi presentiamo Sirena Velena, artista multidisciplinare che è riuscita a trovare un nuovo linguaggio per esprimersi non solo attraverso la pittura ma anche attraverso la musica.

Nata a Palermo il 5 Marzo 1984, risiede e lavora a Bologna come pittrice e modella vivente, ha conseguito la laurea in Pittura e Restauro dei Beni Archivistici e Bibliografici presso l’Accademia di Belle Arti “ABADIR” di San Martino delle Scale (PA).

Dopo aver terminato gli studi parte per Salisburgo lavorando come modella presso l’Accademia di Belle Arti “Leonardo” e dopo sei mesi si trasferisce a Vienna dove vive per tre anni. Lavora a diversi progetti artistici come “Speed Art” a Vienna ed espone presso “Arci Kino” di Pieve di Cento in un evento organizzato dallo scultore bolognese Nicola Zamboni con la mostra “Natura Morta//dal quotidiano all’immaginario” e presso Just Goat Studio di Torino, espone delle opere di “Eros e Thanatos”

Inizia a collaborare con Asbestos Digit realizzando la copertina per “The bloody art of stickfighting” di Oqqult Afriqa e nel 2019 inizia a produrre “the Blood Girls” per l’etichetta discografica HgM e “The Tales of the vision of Edgar Allan Poe” per Industrial Coast (con relative pubblicazioni di Ep in audiocassetta) e “Mad Poems” e “The Tarot” per Silent Methods in formato digitale reperibile su Spotify ed Amazon Music. Prossimamente uscirà il quinto album sotto l’etichetta di Toten Schwan.

Com’è nata la tua passione per la musica? e in particolare per questo genere?

E’ nata nel 2018 grazie alla conoscienza su Instagam di Andrea Prevignano che mi ha incoraggiato ad entrare nel mondo della musica. Lui era il fautore della piccola etichetta discografica digitale  Asbestos Digit, io ai tempi stavo lavorando sul concetto “Eros e Thanatos” e volevo spingermi oltre il semplice utilizzo dei colori e pennelli. Così scaricai un programma semplice da usare dato che non ho mai studiato uno strumento, più avanti però ho utilizzato programmi un po’ più complessi. Da lì le mie prime pubblicazioni sulle label digitali come Ho.gravi.malattie ed Industrial Coast con due mie tapes in attivo. 

Da chi ti sei ispirata per la tua musica? quali sono i tuoi “idoli”?

Non ho un idolo in particolare, ascolto musica giornalmente e scopro la media di due o tre artisti al giorno ed ogni volta che conosco un artista/gruppo nuovo mi pongo delle domande sulla mia classifica personale. Provo un profondo rispetto per Lydia Lunch anche se lei si occupa di tutt’altro come genere, ma anche Diamanda Galas ed il punk femminista di Alice Bag. Preferisco punti di riferimento femminili che maschili, hanno faticato di più per arrivare dove sono.

Come hai iniziato a comporre musica? Hai avuto difficoltà?

Come avevo già accennato nella prima domanda iniziai con un programma semplice per poi arrivare a programmi più complessi. Sin dal primo approccio con la musica mi è sembrato tutto così familiare e naturale l’uso dei suoni e della voce manipolati al computer. Per me la musica è un gioco, la vivo così, più che altro perchè non ho le basi tecniche e quindi è sempre una costante ricerca di nuovi metodi per ogni nuovo EP che pubblico.

Hai fatto corsi o imparato da autodidatta? potresti dare qualche consiglio a chi si approccia per la prima volta la mondo della musica elettronica?

Rigorosamente autodidatta, andavo dai professionisti della musica e facevo tante domande e loro soddisfacevano ogni mia richiesta benevolmente oltre che informarmi su internet ed ascoltare tantissima musica. Non ci sono consigli adatti che posso dare a chi si approccia per la prima volta nel mondo della musica, l’esperienza che si ha con la musica e con l’arte in generale è così unica e personale che i consigli sono inutili secondo me.

Cosa vuoi raccontare con i tuoi brani? Scegli un particolare argomento per un tuo brano o ti lasci guidare dalla creatività?

Ho sempre avuto un legame stretto con la letteratura, i libri sono per me fonte di grande ispirazione. Nei miei testi soprattutto i primi, sono tutti riferimenti ad autori letterari, ci trovi Canetti, Bataille, De Beauvoir tutti autori morti che ho sempre desiderato fossero vivi e la mia intenzione e farli rivivere in uno sfondo tragico, un richiamo dall’oltre tomba, inoltre ho utilizzato frammenti cinematografici di film come The Martyrs ed il Divo il tutto per dare un concetto più coerente ai miei Ep che di solito seguono un’idea dall’inizio alla fine. Solo ultimamente mi sono interessata ad una giovane poetessa con cui sono in contatto virtualmente, si chiama Federica Boldrini, lei scrive poesie che sento vicine alla mia musica ed è stata una fortuna averla incontrata perchè ha rivoluzionato il mio modo di fare musica

Qual’è il ricordo più bello legato alla tua arte?

Penso che l’esperienza più bella legata all’arte sia proprio il fatto stesso di creare.

Come componi la tua musica? Ci spieghi un pò il processo lavorativo per comporre questo genere di brani?

Preferisco lavorare sulla consapevolezza e su quello che è stato dimenticato, il mondo va così veloce che si perdono pezzi di storia e lo sbaglio si ripete di conseguenza. 

Come applicheresti la tua arte nella società?

Il mondo dell’arte è un mondo difficile da dover affrontare, ci sono lavori affini che potrebbero in un certo senso richiamare la tua passione e con questo poter guadagnare facendo quello che sai fare oppure lavorare come freelancer, quest’ultimo è diventato sempre di più un rischio per le troppe perdite di denaro e il costante impegno che bisogna investire giornalmente annullando la propria vita privata. Purtroppo il lavoro dell’artista non è mai stato un lavoro riconosciuto perchè la gente comune crede che sia soltanto un divertimento senza contare la fatica e lo studio che c’è dietro ogni singola composizione, ed in questo periodo di lockdown stanno venendo tutti i nodi al pettine. Un mio caro amico scultore diceva sempre in tono ironico che uscito dalle Accademie puoi lavorare subito il problema è che non ti pagano e questa è una situazione in cui purtroppo ci troviamo tutti qui in Italia.

Che cos'é per te l'arte?

Ci connette alla realtà, quella più profonda, quella che durante la quotidianità abbiamo perso, ci ricorda che siamo umani nel bene e nel male.

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