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Outsiders: la storia di August Sander

Quanti nomi, quante storie, quanti volti ricordiamo ? Se si sommassero tutti coloro entrati nelle nostre vite tramite notizie o anche solo un occhiata data camminando, purtroppo ricorderemo quasi il nulla. Ma è esisto qualcuno che ha tentato la sfida di “censire” l’essere umano. Parliamo di August Sander.

Uomini del XX secolo

Fu questa la motivazione che diede vita al libro “Antlitz der Zeit”, ovvero “Volti dell’epoca”. Esso comprende una selezione di sessanta scatti, su un centinaio di fotografie scattate da August, per la serie intitolata Menschen des 20. Jahrhunderts, ovvero Uomini del XX secolo.

Possiamo definirla un enciclopedia visiva, alla quale il fotografo iniziò a lavorarci nel 1911. Rimase però un’utopia incompiuta, per colpa dell’intolleranza del regime nazista.  L’opera di Sander è molto di più di una raccolta di fotografie, in quanto analizza, comprende e mostra la ragione sociale di ogni persa ritratta. Il tutto, “senza filtri”. Racconta le esperienze di vita delle persone, realmente per ciò che esse sono, bloccandole nel tempo, nella loro oggettività

Ad oggi è uno degli artisti più influenti nel campo della fotografia, perchè fu uno dei, se non il primo, a capire l’importanza e la bellezza dell’osservazione. Che, dal suo punto di vista, fu certamente molto libera da presupposti, fu anzi, audace e delicata allo stesso tempo.

Dalla miniera alla fotografia

Questa visione del mondo attraverso la fotografia, venne acquisita da August dopo una grande esperienza di vita, che lo gettò sulle difficoltà di essa, misurandosi con il lavoro duro.

Infatti, August Sander nasce a Herdorf, una cittadina mineraria del Siegerland, il 17 novembre 1876. Figlio di un carpentiere, che si ritrova a lavorare nell’industria mineraria, perchè unico sbocco lavorativo. Agust proviene da una famiglia modesta che, si, gli permette di concludere un primo ciclo di studi, ma che comunque non riesce ad evitargli il suo destino: lavorare in miniera.

Ma fu proprio questo destino, ad essere la disgrazia e la fortuna del nostro fotografo. Mentre lavora a 300 m sotto terra, viene assegnato come assistente al fotografo incaricato per la documentazione delle fasi di lavorazione all’interno della miniera. 

Apprende così le basi della fotografia: nonostrante la situazione precaria e le appena apprese conoscenze, August non si staccherà mai dalla macchina fotografica e dalla camera oscura. Infatti con il supporto finanziario dello zio e i suoi pochi rismarmi, decide di lasciare il lavoro per dedicarsi alla sua grande passione.

Anche durante il richiamo alle armi, quando viene arruolato, chiede di essere assegnato al servizio fotografico dell’ufficio di documentazione dell’esercito. Inzia così, a viaggiare per tutta la Germania, accumulando esperienza e conoscenza nella fotografia.

La verità assoluta e il regime nazista

Nel 1901, inizia a lavorare per uno studio fotografico a Linz, in Austria, diventandone prima socio e poi unico proprietario. Qui darà inizio alla sua serie Menschen des 20. Jahrhunderts, dividendola in altri sette sottogruppi: il Contadino, il Lavoratore, la Donna, le Posizioni Sociali, l’Artista, la Città e gli Ultimi. E così lavora imperterrito al suo progetto, nel frattempo entra a far parte dei Kolner Progressive, ovvero il gruppo di artisti progressivi.

Nel 1925, in una lettera, racconta e conferma la sua volonta di compiere un opera che raccontasse la verità assoluta che ci circonda, immortalandola, che fosse in grando di raccontare il presente. Inoltre che, attraverso le riprese fotografiche, fosse in grado di rielaborare una psicologia della sua epoca e del suo popolo.

Tutto ciò risulta molto chiaro, analizzando attentamente le sue fotografie: inquadrature prevalentemente frontali, sguardo diretto nella macchina, neutralità degli sfondi, e staticità dei corpi. Quest’ultima, dovuta anche alla scelta di lunghi tempi di esposizione per aumentare la resa dei dettagli. Ma per fare anche in modo che fosse chiara la posizione sociale e professione dei soggetti scelti.

Sander, con il suo operato, non intende però sostituirsi alla realtà, ma punta a diventare un “mezzo” che arrivi ad essa.

Sander riesce a lavorare alla sua opera fino al 1934, anno in cui il suo lavoro e la sua vita personale vengono pesantemente limitati e oppressi. Infatti, durante quell’anno, la polizia scopre dei volantini di propaganda di suo figlio Erich, che venne torturato e accusato di far parte del SAPD, il Partito Socialista dei Lavoratori di Germania, verrà poi condannato a 10 anni di reclusione in prigione, dove morirà nel 1944.

Nel 1936, il libro “Antlitz der Zeit” verrà sequestrato e distrutto, ostacolando poi altri progetti di Sander. La motivazione di ciò fu che i soggetti facenti parte del libro non corrispondessero al modello ideale proposto dal regime nazista. Nel libro infatti la “razza ariana” appare uguale all’ebreo o all’omosessuale.

Nel libro distrutto, Sander, aggiunse altre categorie, ovvero Prigionieri politici, Perseguitati e Lavoratori immigrati. Il fotografo decise infatti di mostrare le gravi ferite sociali provocate dal nazismo.

Utopia distrutta

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Sander lascia la città, Colonia, per trasferirsi in campagna. Il suo studio venne infatti distrutto nel 1944 da bombardamenti, anno in cui morì il figlio. Provato da questa immensa perdita, abbandona il progetto, la sua visione e la sua utopia, dedicandosi a fotografia paesaggistica. Quest’ultima inclinazione, inizio nel 1927, girando un reportage fotografico in Sardegna per 3 anni, il quale parte ancora non è stato rinvenuto.

August Sander morì a Colonia il 20 aprile 1964. Venne sepolto accanto al figlio Erich. 

Si narra ancora che andasse in giro per Atene in pieno giorno con lanterna accesa e a chi gliene chiedeva la ragione rispondeva :

“cerco l’uomo virtuoso”

-Diogene Laerzio, La vita di Diogene il Cinico

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