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storie di vita

Nella discarica di Rio, la spazzatura diventa arte

"Ci hanno fatto credere di essere spazzatura"

Brasile, Rio de Janeiro. Oltre a tutti i luoghi comuni, le voci e tutto ciò che si è convinti di sapere su questa parte del mondo, spesso dimenticato e abbandonato, ci sono aspetti della vita sociale della gente del posto, che ognuno di noi dovrebbe sapere con certezza e non per sentito dire. Una delle più grandi disgrazie e sciagure della società odierna è stata Catadores Associação dos fare Aterro Metropolitano de Jardim Gramacho, Associazione raccoglitori della discarica metropolitana di Jardim Gramacho, o più comunemente chiamati i “catadores” i raccoglitori di rifiuti. Queste figure di lavoratori emarginati nascono in stretto contatto e in diretta conseguenza dell’esistenza della più grande discarica del mondo.

 Jardim Gramacho, un quartiere della città di Duque de Caxias, a nord di Rio de Janeiro. E’ stata la zona che ospitava la discarica. Avviata negli anni ‘70, dopo 34 anni di funzionamento, è stata fortunatamente chiusa nel giugno del 2012. Durante la sua attività, i disagi sociali, come potete immaginare, sono stati numerosi. Tutto ciò che circondava la discarica, diventava con il tempo spazzatura. Persone comprese. Oltre al fattore sanitario, le persone che hanno avuto a che fare con la discarica, si sono ritrovate ad essere paragonate ad essa, facendole sentire anch’esse spazzatura e rifiuto. Chi ha iniziato a lavorare come catadores, proviene da ambienti socialmente divorati dalla mafia e dalla malavita, ovvero le favelas. Molti per scappare da esse, hanno trovato la via di fuga più vicina a loro: la discarica.

Questo ha creato un ideale. Come se la spazzatura fosse l’unico modo per scappare dalla malasorte e rifarsi la vita. Con il tempo, tutto ciò, ha dato vita a generazioni intere di catadores. Più direttamente parlando, il 70% dei catadores hanno iniziato a raccogliere rifiuti fin dalla loro più tenera età. Parliamo di infanzia. Bambini che, dai 4/5 anni di età iniziano a frequentare la discarica. Di questo enorme disagio sociale, se è ne parlato poco.

L' arte esiste anche nelle terre desolate

Ma, fortunatamente, ci sono state persone che hanno avuto il coraggio di esporsi per rompere il muro del silenzio. Stiamo parlando dell’artista Vik Muniz, nato a San Paolo. Motivo per il quale sente così vicino a sé questo disagio sociale. Intorno al 2007, ha iniziato un progetto, che ha dato man forte per la chiusura di Jardim Gramacho. Dopo quasi tre anni di lavoro, due dei quali in cui l’artista ha vissuto a diretto contatto, quotidianamente, con la discarica e tutto ciò che ne concerne. Il risultato finale è stato “Waste Land” un film/documentario, uscito nel 2010.

In queste riprese si percepisce l’affinità, la comprensione e il rispetto dell’artista nei confronti di questa terra desolata in cui inizia a ritrarre attraverso la fotografia un gruppo di catadores, tra uomini, donne e ragazzini. Pur non volendo anticipare niente, perchè è un’opera che vale la pena guardare con attenzione e sensibilità, nel film ciò che emoziona di più, oltre ad essere una reale visione di cosa significhi veramente l’esclamazione, riguardo la vita, “è dura!”. Oltre a questo, ciò che fa venire la pelle d’oca dall’emozione, è vedere come le persone non abbiamo altre vie di fuga. Ma Vik Muniz gli apre gli occhi e le prospettive, dandogli, oltre che la speranza, un’alternativa alla vita in mezzo ai rifiuti.

L’amicizia cresciuta dopo due anni di vissuto quotidiano con i catadores protagonisti del progetto, porterà, oltre che al film, alla produzione di vere e proprie opere d’arte. Anche attraverso ad un’analisi interiore, i catadores entrano nell’ottica che essi non sono più spazzatura; in egual modo, la spazzatura se vista da un’altra percezione, può definirsi arte. Ed ecco perchè, Vik insieme a questo gruppo, realizza degli autoritratti di ognuno di essi. Ma non con il tradizionale metodo. La spazzatura, materiale di scarto, è invece il materiale che dà vita all’arte. La spazzatura non è più spazzatura. E neanche le persone.

Vik Muniz è riuscito a sensibilizzare il resto del mondo su un grande disagio sociale e a sconfiggerlo. Ma ad oggi, nel 2020, i disagi sociali sono ancora molti. Parlando di spazzatura e raccoglitori di rifiuti, purtroppo in Bangladesh, esistono ancora. Anzi, è il sostentamento della maggior parte delle famiglie. E coloro che se ne occupano, spesso, sono bambini di 5 anni. Ne parlano il fotografo Simon Lister insieme ad Orlando Bloom nella serie di NetflixRacconti di luce”. La serie è composta da documentari che ci mostrano come, nonostante la vita in alcuni posti del mondo sia veramente dura,  ci sono persone che tramite la divulgazione e la sensibilizzazione, danno alle persone, al pianeta e all’umanità, luce e speranza.

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