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We’ll Always have Paris

CHIARA PETRICHELLA

« A volte mi chiedo come possa qualcuno realizzare un libro, un dipinto, una sinfonia o una scultura che competa con una grande città… Non ci si riesce! Ci si guarda intorno e ogni strada, ogni boulevard sono in realtà una speciale forma d’arte. E quando uno pensa che nel gelido, violento universo esiste Parigi, esistono queste luci… »

               Midnight in Paris, Woody Allen, 2011

Parigi ha da sempre avuto un rapporto speciale con il cinema, sarà perché l’ha visto nascere? 

Era il 1895 quando i fratelli Lumière organizzavano la prima proiezione pubblica della storia in un locale parigino da loro trasformato in “Le Cinematographe“Già all’epoca Parigi era una città moderna, all’avanguardia ed aperta ad ogni sperimentazione artistica, per questo il cinema vi trovò terreno fertile.

I primi passi importanti del mondo del cinema avvennero proprio tra le sue strade e nelle sue piazze. Come quando Georges Méliès stava filmando Place de l’Opera e, in maniera del tutto accidentale, scoprì ciò che noi oggi chiamiamo “un effetto speciale”.

Ben presto, registi provenienti da ogni parte del mondo vennero a immortalare le sue grazie, a innamorarsi delle sue luci. Dagli artisti della Nouvelle Vague come Truffau e Godard, a registi italiani come Bertolucci, Coppola e Cupellini; senza contare poi i grandi registi statunitensi come Woody Allen e Martin Scorsese.

La lista sarebbe veramente infinita ma oggi vorrei soffermarmi su tre grandi successi cinematografici, i quali hanno veramente influito sull’immaginario collettivo della città. 

Parlando di Parigi e di cinema, non si può non citare quel capolavoro di Jean-Pierre Jeunet: Le Fabuleux Destin d’Amélie Poulain (2001).

Amélie (Audrey Tautou) è una ragazza che cresce guardando il mondo dal tetto di una periferia parigina e vive in un universo parallelo, finché un giorno non s’imbatte in una misteriosa scatola dei ricordi. Decide allora di trovare la persona a cui questa appartiene promettendo che se riuscirà nella sua impresa, consacrerà la sua intera vita a fare del bene agli altri. Il destino la porterà su strade imprevedibili che la condurranno ad un inaspettato lieto fine.

Dopo aver visto questo film, non si guarderà mai più Montmartre con gli stessi occhi: È proprio in questo quartiere, infatti, che la giovane Amélie si trasferì e lavorò. Ogni volta che passerete davanti al Cafés des 2 Moulins, vi sembrerà ancora di vederla aggirarsi tra i tavoli; cercherete ancora le frecce che Amélie ha disseminato lungo il percorso che porta al Sacré-Cœur e forse vi verrà voglia di far rimbalzare i sassi sul Canal Saint-Martin.

Ogni luogo toccato dal film non vi sembrerà più lo stesso poiché avrete conosciuto la storia che dietro vi si nasconde e che vi trascinerà nel suo favoloso mondo.

parigi
amelie

Un altro favoloso mondo è quello di Gil Pender (Owen Wilson) in Midnight in Paris (2011).

Gil è uno sceneggiatore di Hollywood che decide di fare della «vera letteratura» e inizia a scrivere un romanzo. Ma non riuscendo a completarlo, si reca a Parigi per prendere ispirazione. Ed è qui che una misteriosa automobile, allo scoccare della mezzanotte, lo porta novant’anni indietro: nella Parigi degli anni ’20, l’âge d’or secondo Gil. L’epoca in cui i caffè parigini si riempiono di pittori, scrittori e artisti vari. L’epoca in cui si credeva di poter ricostruire un nuovo mondo, dopo le brutture della guerra. L’epoca in cui si sognava ancora ad occhi aperti.

Se mai un giorno entrerete in un caffè su Boulevard St Michel, fingete per un attimo di essere Gil e respirate l’atmosfera che si viveva in quegli anni: immaginate di sedervi a discutere con Hemingway; di ballare con Zelda Fitzgerard; immaginate perle, piume e paillette ovunque. 

Poi quando uscirete dal locale, passeggiate sotto la pioggia per le strade di Parigi senza una meta. E quando vi accorgerete di esservi spinti troppo in là, ritornate al presente proprio come fece quel romantico visionario di Gil Pender.

paris
midnight in paris

Ma per il momento rimaniamo ancora un po’ nel passato e anzi scorriamo fino al 1899, quando un altro sognatore sta per giungere in città. Il suo nome è Christian ed è il protagonista del film di Baz Luhrmann, Moulin Rouge! (2001).

Assaporando l’atmosfera bohémien che si respirava a Parigi all’epoca, lo scrittore si ritrova a far parte della compagnia teatrale del Moulin Rouge: locale di Montmartre, considerato il luogo del peccato da alcuni e il paradiso da altri. Per Christian è semplicemente il luogo dove ha incontrato l’amore della sua vita: Satine (Nicole Kidman), “il Diamante splendente”.

Di fronte alla spettacolarità di questo film, non potrete mai più rimanere indifferenti davanti il locale notturno più famoso della Francia. Ora ne conoscete la storia e forse, anche voi, come Christian un giorno vi farete travolgere dalle sue sfrenate danze o vi innamorerete delle ballerine del Can Can.

moulin rouge
moulin rouge

Ecco i tre film che, secondo me, sono riusciti a catturare meglio la magia e il fascino di Parigi. Tre film dal sapore di un tempo perduto, tre protagonisti che giungono in città per rifugiarsi in un mondo fatto di sogni e speranze.

Quello che ho cercato fin qui di dimostrare è che la Tour Eiffel è molto di più di una torre d’acciaio: dietro c’è tutto un immaginario collettivo, un’ideale, una storia che si dipinge di colori diversi a seconda di chi la guarda. Attraversare le strade della città è come bagnarsi di una nuova luce, è come respirare tutta l’arte e la poesia che nei secoli vi si è posata, come un’ape si posa su un fiore.

Parigi è il sogno dei sognatori, la tavolozza dei colori di ogni artista. Non ci si può limitare a vederne la grigia superfice. E questo Jean-Pierre, Woody e Baz l’avevano capito.

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“Per me l’arte è un modo per esprimere se stessi, anzi il migliore dei modi. Ritengo che l’arte sia la forma più nobile dell’espressione umana”.

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