art magazine,  Scrittura

Segno, Parola e immagine

ANALFABETO

segno

segno

scultura

Il mio lavoro si rifà alla relazione tra gioco, parola e immagine; al nesso esistente (e ormai, non più irrilevante), sono arrivata a toccare i vari aspetti di questo rapporto. Più arrivavo in fondo alla questione, e più mi sono resa conto dei limiti posti dall’arte, nella società dell’arte stessa. Più approfondivo, e più mi rendevo conto dei miei limiti, autoimposti, dettati da un meccanismo di flusso culturale, che, con il tempo si sono radicati e fortificati, limitando pensiero, comportamento e relazioni (personali e non). Questa è la società. 

Quest’opera è il frutto di un lavoro modulare. E’ il segno che, in continua trasformazione diventa forma.

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parole

“La scultura è relazione. Fare scultura è occuparsi di relazioni, interne tra le parti, esterne come parte. In natura le forme, animali, vegetali, minerali, nascono, si relazionano, si trasformano nella materia, nel colore, nelle dimensioni, nei e con i luoghi; la tradizione è anche e soprattutto ricerca e innovamento” 

Afferma Lanfranco Pascucci, docente di scultura all’accademia di belle arti di Frosinone, Brera e Roma.

parole
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Analisi e studio sul piano grafico

Analogamente al lavoro svolto da Giuseppe Capogrossi, nella mia opera lavoro con i segni. In Renato Spagnoli, le lettere della texture perdono la funzione di comunicare, e invece conseguono la funzione visiva. I miei segni sono paragonabili all’alfabeto, in quanto, come in Capogrossi, essi non hanno altri significati fuori da sé: questo “altro alfabeto”, scinde dall’alfabeto stesso, in quanto i miei “segni-lettera”, sono paragonabili alle lettere usate da Spagnoli, che, perdendo il loro valore semantico e fonetico, altro non rimane che il segno, l’immagine. Le parole sono fatte per essere viste.

Procedendo all’analisi delle connessioni tra linguaggio e forma, si attivano allora narrazioni non lineari capaci di sollecitare attivamente la riflessione sull’interferenza del linguaggio con la realtà. Concentrandomi, poi sull’indagine della forza semantica delle infinite combinazioni, tra elementi visivi e verbali.

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