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Outsiders: la storia di Arthur Cravan

Anima impetuosa, giovane ribelle che fin da subito non riesce ad adattarsi alle regole della società. Parliamo di Fabian Avenarius Llyod, meglio conosciuto come Arthur Cravan, così incline alla legge e alle regole che decide fin da giovanissimo di cambiare identità e distarsi dalla famiglia.

Pugile, poeta, scrittore, pittore, critico d’arte e conferenziere (nonché scassinatore, raccoglitore di arance in California e pescatore di merluzzi al largo di Terranova, stando ai suoi biografi). Questo, in sintesi, si può dire sia stato Arthur Cravan. Un’esistenza sopra le righe, in cui la realtà dei fatti lascia spesso spazio alla leggenda o degenera nella semplice spacconata.

Nato a Losanna nel 1887, nipote di Oscar Wilde, era un colosso di quasi due metri di altezza per circa cento chili di peso. Nome completo su passaporto britannico era in origine Fabian Avenarius Llyod, ma cambierà il cognome in Cravan, nel 1912, per onorare la fidanzata Reneè Bouchet. Reneè nacque nel piccolo paesino di nome Cravans. Invece per quanto riguarda il nome, scelse quello del grande poeta  Rimbaud.

Vita fuori dagli schemi

Fin da piccolo è incline alle regole, infatti viene iscritto dai genitori alla scuola inglese di Losanna. Ma non regge la rigida disciplina: viene espulso per aver “atterrato” uno degli insegnanti. Inizia così a girare il mondo e viaggiare. Finchè può è sostenuto dalla famiglia, ma spesso e volentieri per tirare avanti esegue furtarelli e rapine.

Dopo vari spostamenti, tra questioni sospese e uno stile di vita senza un obiettivo non troppo preciso, arriva a Parigi, nel 1909. Qui ha modo, finalmente, di dedicarsi alle sue due grandi passioni: l’arte e la boxe. Fonda una rivista d’avanguardia a periodicità irregolare di cui è editore e direttore, nonché unico collaboratore. Si chiama “Maintenant!”, ne usciranno sei numeri a partire dall’aprile 1912, distribuiti da lui stesso in giro per Parigi con un carretto da fruttivendolo. 

In Francia, Cravan trova anche il tempo di tenere diverse conferenze, in cui annuncia il proprio suicidio. Farà anche visita a un venerato maestro come André Gide, al cui cospetto proclama di preferire di gran lunga la boxe alla letteratura, ma non prima di aver insultato una celebrità come Apollinaire per la sua pancia da rinoceronte e la sua testa da tapiro. 

Un pugile dall'animo poetico

In quel periodo si dedica fortemente alla sua altra grande passione, la boxe, fino ad arrivare ad importanti risultati. Divenne campione di Francia nella categoria pesi medio-massimi dei “novizi” nel 1910.

Come per tanti di quella generazione, anche per Cravan sarà la guerra a cambiare definitivamente e irrevocabilmente le carte in tavola, segnando l’inizio dell’ultima fase, completamente nomade, della sua vita. Pacifista convinto, arriva prima in Grecia, dove la sera del 16 agosto del 1914 ha modo di affrontare al teatro Olympia di Atene il campione Giorgos Kalafatis.

Successivamente, approda poi a Barcellona, dopo una rapida tappa a Parigi giusto per recuperare la fidanzata. Proprio nella capitale catalana il 23 aprile del 1916 riesce a sfidare Jack Johnson, suo idolo assoluto, il cui match passerà alla storia, sicuramente non per la vittoria di Arthur, ma per come riuscì a ricavarne una grande storia.

Artista Dada

Dopo la sconfitta di Barcellona, arriva a New York (sono molte le storie legate a questo “approdo”). Qui riesce a conquistare la cerchia ristretta di artisti legati alle avanguardie. Artisti come Marcel DuchampFrancis Picabia, Andrè Breton che lo legarono indiscutibilmente al Dada. Molti artisti affermano che fu proprio la vita di Arthur ad ispirare il non-movimento Dada, fino a dichiarare che “raccontare la vita di Arthur Cravan a New York equivale a fare la storia della fondazione del dadaismo”. E’ in questo periodo che sviluppa ancor di più la poesia, abbracciando il metodo Dada. Inventa un nuovo modo di fare poesia, mischiando la poesia con la prosa, dove si intrecciano dialoghi, racconti e componimenti. Ecco qui di seguito una delle sue “prosopoesie“: 

Nonsense

Your eyes are a stream and I am a river man. When captive pains submerge and escalate, 
flowing the bath in a soft cascade, they look like polished, hard rocks on the small of your 
back. Frail satchel of musk, roman and amber, they move through your cool current in an arch, a more sinister black than the night of an ambush, and I leave on the waves, miraculously marine. Leaving your hair to touch your lips; fainting in the depths of your vapid eyes; in a boat of dreams with no direction. Dying to violins in the fingers of the virtuosos and on the breasts of the sea from the peninsula of the gulf, covering everything in exquisite pink clouds!
I tuoi occhi sono un ruscello e io uomo di fiume. Quando i dolori tenuti prigionieri risalgono e sommergono, allagando la vasca in una lieve cascata, sembrano come levigati, duri ciottoli sullo stretto della tua schiena. Fragili sacchette di muschio, porpora e ambra, muovono a arco attraverso la tua fresca corrente, un nero più sinistro di una notte di imboscata, e io mi allontano sulle onde, miracolosamente marine. Abbandonando i tuoi capelli per toccare le tue labbra; ansimando nelle profondità dei tuoi occhi evanescenti; in una nave di sogni privi di direzione. Morendo al suono di violini nelle mani di virtuosi e sui seni del mare dalla penisola al golfo, ricoprendo ogni cosa in squisite nuvole rosa! 

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Si guadagna il rispetto di artisti e uomini di cultura, ma la sua indole lascia sempre tutti a bocca aperta. Nel 1997, Duchamp lo inviterà ad una conferenza, alla Grand Central Gallery di New York, ma il pugile-poeta, si presenterà ubraco e mal vestito, urinando sul palco. In un altra occasione, durante un incontro futurista, egli sparò davanti ad un pubblico.

Gli anni newyorchesi sono quelli in cui il nostro eroe diventa il punto di riferimento intellettuale per Duchamp e Picabia. Ma in questo periodo rischia ancora l’arresto per reati minori e per esser scappato dal match, così il pugile – poeta prende la decisione, nel 1917, di sbarcare a Città del Messico, dove insegna ai giovani la nuova arte della lucha libre che ha appreso dal suo stesso inventore, Enrique Ugartechea, di cui, nel frattempo, è diventato grande amico.

Dopo un incontro finito male, però, Cravan riprende la sua folle fuga e da Città del Messico si sposta ottocento chilometri più a sud, a Salina Cruz, un paesino nello stato di Oaxaca che si affaccia sul golfo di Tehuantepec.

È qui che viene avvistato per l’ultima volta, il 18 ottobre del 1918.

La breve esistenza di Arthur Cravan, durata appena trentun anni e vissuta nel solco del celebre zio, appare votata all’idea della vita come opera d’arte, benché lui stesso, ammise che, se da un lato si era sempre esaltato “al pensiero di raggiungere la prosperità in modo disonesto, e sorprendente, attraverso la poesia”, dall’altro aveva costantemente “cercato di considerare l’arte un mezzo e non un fine“. 

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