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Libertà artistica: L’arte di Cage e Cunningham

L’arte del secondo dopo guerra si concentra principalmente in America, nello specifico a New York. Città che in quegli anni diventa megalopoli con un addensamento di popolazione e tutto ciò che ne deriva. Non a caso a partire dagli anni ‘50, fu a New York che si svilupparono rapidamente tutte le Neo-Avanguardie artistiche americane; un grande fermento coivolse tutti i diversi campi artistici, con la diffusione di una creatività alternativa e sperimentale. 

La differenza culturale tra America ed Europa si cominciò a percepire anche nell’arte, tanto da influenzare questo periodo: in Europa la divisione tra le arti performative, che si concentravano sull’espressione del corpo e quelle concentrate sull’uso del linguaggio e della parola, era fortemente marcata; al contrario dell’America che invece cercò di globalizzare l’arte, coinvolgendo più campi possibili. 

Un’importante istituzione da cui uscirono importanti nomi per l’avanguardia americana fu il Black Mountain College. Fondato nel 1933 da John Andrew Rice Jr. e Theodore Dreiser; fu una scuola di discipline artistiche sperimentale e progressista. Al suo tempo è stato un esperimento unico in cui le arti visive davano spazio alla creatività e alla sperimentazione unendosi tra loro in un luogo stimolante e all’avanguardia. 

Untitled Event

Un evento che può essere preso in considerazione per capire al meglio le dinamiche e i principi su cui si basava il college è: Untitled Event del 1952 di John Cage, Merce Cunningham, David Tudor, Robert Rauschemberg, Mary Caroline Richards. Questo evento è universalmente considerato come il precedente storico degli happening e dei concerti Fluxus. Si tenne al Black Mountain College e venne organizzato da Cage: 

David Tudor si impegnò in una performance al pianoforte mentre Cunningham improvvisò una danza. La poetessa Mary Caroline Richards declamò i suoi versi mentre in tutto l’ambiente circostante erano appesi i “Quadri Bianchi” di Rauschemberg. Durante l’evento furono anche proiettate delle immagini cinematografiche e alcuni attori tra il pubblico improvvisarono alcune battute. 

L’innovazione maggiore consisteva però nel fatto che il pubblico non fosse posizionato frontalmente rispetto all’evento, ma fosse libero di muoversi nella stanza in mezzo agli artisti e di interagire. Tale evento può essere considerato come la prima opera di arte multimediale, in quanto fece coesistere nel medesimo contesto artistico più linguaggi espressivi permettendo anche l’interattività dei fruitori dell’opera d’arte, che era diventata così aperta e soggetta ad una componente di casualità.

John Cage

Tra gli artisti citati John Cage è stato una delle figure chiave delle Neo-Avanguardie americane; fu il punto di svolta che aprì la strada verso l’interrelazione dei vari linguaggi artistici caratteristica che fu proprio di quel periodo.

Insegnante nel famoso Black Mountain College fino al 1960 si occupò di musica e arte senza mai escludere l’una dall’altra. I suoi studi e la sua formazione lo portarono ad acquisire una tale libertà che si può riscontrare anche nei suoi lavori. Per Cage ogni suono poteva diventare musica così, nel 1939, fonda la Cornish School un’orchestra di percussioni “di strada” utilizzando come strumenti materiali quotidiani come lattine o barattoli.

Su principi analoghi si basa anche la sua collaborazione con il grande ballerino e coreografo Merce Cunningham, a sua volta padre di molta danza contemporanea: insieme abbattono l’idea che musica e danza siano interdipendenti, ognuno compone musica e studia le coreografie in modo assolutamente autonomo, stabilendo solo una griglia temporale e lasciando fare il resto al caso: i risultati spesso sono eccezionali. Nel 1947 compone il suo primo pezzo per orchestra “The Season” per un balletto di Merce Cunningham dove, con cambiamenti di ritmi improvvisi, suggerisce il comportamento caotico della natura. La loro collaborazione durerà fino alla morte, condividendo lo stesso entusiasmo e il rifiuto dei metodi formali dell’arte messi in dubbio già da Duchamp anni prima. L’indeterminismo di Cage porta al rifiuto di una struttura armonica e alla composizione, lasciando la composizione al caso.

L’artista partecipa, non organizza, non domina l’evento, ma ascolta il mondo lo condivide, vi si immerge”,

l’arte di Cage

Uno delle prime perfomance musicali più vicina agli Happenings fu “Imaginary Landscape n°4” del 1951. Disponendo in diversi punti della platea dodici radio portatili con cui due esecutori dovevano uno cambiarne la frequenza, l’altro invece alzare o abbassare il volume, creando una partitura numerica piuttosto che musicale.

La sua opera più importante, che può anch’esso considerarsi una performance, è 4’33’’ del 1952. Si trattava di 3 movimenti studiati per qualsiasi strumento musicale che durano complessivamente 4 minuti e 33 secondi, 273 secondi e -273° simbologia dello zero assoluto. Lo spartito non prevedeva note, l’esecutore si limitò ad avvisare l’inizio e la fine della performance, il pubblico ne uscì scandalizzato. 

Cage considerandola la sua opera più importante commentò: 

Non hanno capito. Non esiste il silenzio. Alcuni credevano che fosse silenzio, perchè ignoravano come ascoltare. In realtà c’erano tantissimi suoni accidentali. Durante il primo movimento si poteva sentire il vento che soffiava all’esterno. Durante il secondo movimento gocce di pioggia picchiettare sul tetto, e durante il terzo la gente stessa produceva ogni genere di suono interessante parlando e uscendo dalla sala’

Merce Cunningham

arte cunningham

Si è parlato di Cage come uno degli artisti più influenti di questa epoca, ma un’altra figura che bisogna prendere ad esempio, nonché suo collega, è Merce CunnighamMerce Cunningham è uno tra i più influenti coreografi della danza moderna e contemporanea nel mondo, dagli anni 50 a oggi. Allievo prodigio di Martha Graham, fu accompagnato dalle composizioni concettuali di John Cage che, lavorando separatamente, intrecciarono musica e danza  in una concezione totalmente nuova, unendo le loro composizioni solo al momento del debutto. Per Cunningham la danza è fine a se stessa, legata all’infinita varietà del movimento. Una danza fatta di posizioni e forme, non sempre fluida, a volte robotica, che contempla anche l’immobilità. 

Cunnigham afferma:

La mia idea è sempre stata quella di esplorare il movimento del corpo umano. Ho cercato di insegnare a studenti e ballerini la mia tecnica, ma in un modo che lasciasse spazio all’individualità 

Da questa affermazione si può delineare come per Merce, l’individualità degli artisti era fondamentale e questo andava in contrasto con l’idea consumistica che dilaniava in quegli anni. Prende spunto da movimenti quotidiani per trasformarli in passi che parlassero dell’esistenza stessa e per renderli ancora più vicini a questo concetto, come per Cage, Cunningham disegna le proprie coreografie basandole esclusivamente sulla casualità, stabilendo la concatenazione e la durata dei movimenti attraverso il lancio delle monetine dell’I Ching, antico metodo divinatorio cinese.  L’uso del caso nel suo processo coreografico e l’aspetto di devozione che unisce alla disciplina e alla pratica della danza, la sua stretta collaborazione con altri artisti del design e della musica, sono tutti elementi essenziali del suo lavoro che mettono a fuoco il lato spirituale della sua poetica. Nel 1952, durante la residenza al Black Mountain College dà vita al primo “happening” della Storia: assieme a lui e a Cage, il poeta Charles Olson, il musicista David Tudor, il pittore Robert Rauschenberg ed altri si esibiscono simultaneamente, in una performance multimediale a cui partecipa anche il pubblico; sempre a Black Mountain, nel 1953, Cunningham fonda la Merce Cunningham Dance Company.

Video danza

Nel 1965 realizza Variations V in cui i danzatori si muovono in mezzo a proiezioni su schermi, sulla melodia che Cage produce amplificando i rumori di scena con antenne radio e fotocellule disposte sul palco. Fu il primo esempio di video danza di Cunningham, un genere che lo porterà a partire dagli anni ’90 ad utilizzare un programma di scrittura coreografica, LifeForms, sviluppato attraverso un software che permette di mappare virtualmente i corpi dei danzatori e di evidenziare possibilità quasi illimitate dei loro movimenti corporei. 

Biped realizzata 1999 rappresenta il primo lavoro con l’uso del computer nell’ambito della danza: Un insieme di corpi digitali proiettati su uno schermo invisibile, in primo piano della scena e corpi umani sul palcoscenico, unendo movimento corporeo e movimento digitale. Le scenografie create da Paul Kaiser e Shelley Eshkar, enfatizzano questo nuovo universo offerto dalle nuove tecnologie come la motion capture. Biped mostra per prima volta dei danzatori reali e virtuali sulla scena, rivoluzionando così la danza e l’idea stessa di coreografia. L’utilizzo del computer all’interno della realizzazione artistica, rappresenta una singolare collaborazione tra uomo e tecnologia, uno strumento in grado di amplificare la creatività dell’artista e di scoprire l’infinità di possibilità che questo porta con sè.

Si nota come in questi anni, la linea che divideva le arti visive viene via via sempre più sottile e il processo. Iniziato da Duchamp e dai Dada, si fa sempre più potente e travolge tutta l’arte di questo periodo, creando movimenti artistici in cui si sperimenta e si gioca mescolando ogni stile.

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