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Letteratura – Il mio palcoscenico

COSA LEGGERE?

ROSARIA PEDICINI

Spesso mi sento dire: “la letteratura è vecchia e distante dal nostro tempo, ma come fai a studiarla?”, non fatevi ingannare dalla linea del tempo! È nell’attualità dei suoi temi che si cela la meraviglia e la magia della letteratura.

Ultime lettere di Jacopo Ortis (1802)

Prendiamo le “Ultime lettere di Jacopo Ortis” di Ugo Foscolo, romanzo epistolare pubblicato nel 1802, nel quale si narra di un giovane universitario di passione repubblicana, il cui nome è nelle liste di proscrizione, che fugge per non essere arrestato. L’unica sua ancora di salvezza è la corrispondenza con il caro amico Lorenzo al quale egli confida il dolore per il sacrificio della sua patria e i turbamenti per l’amore per Teresa.

Io credo che tutti noi almeno una volta nella vita ci siamo trovati nella stessa situazione di Jacopo, sicuramente non siamo fuggiti per evitare la fucilazione o il carcere ma abbiamo sofferto per amore, magari per il nostro primo amore impossibile, quello della porta accanto, o del compagno di classe.
Il tema dell’esilio che pervade le lettere, appare oggi più che mai di estrema attualità. Basti pensare alle migliaia di persone costrette a separarsi dal proprio paese, dai propri affetti alla ricerca di un futuro migliore.
Leggendo la storia di Jacopo ci si sente meno soli e si rimane affascinati dai paesaggi descritti, dalla purezza di un sentimento appena nato ma costretto a rimanere nascosto per una serie di circostanze che separeranno i due amanti.

Ultime lettere di Jacopo Ortis. Ediz. integrale. Con Segnalibro

Gli indifferenti (1929)

Per i più disillusi mi viene in mente un altro capolavoro della letteratura italiana: “Gli indifferenti” di Alberto Moravia pubblicato nel 1929. Leggendo il romanzo si rimane avvolti da un alone di apatia, la stessa che lega i protagonisti della storia, ma anche da una certa eccitazione e repulsione, la stessa che prova Carla per il suo patrigno con il quale avrà una relazione clandestina.
La tela della narrazione si regge sul detto e non detto, su quello che si poteva dire ma non è si è voluto dire per inerzia e per indifferenza, parola chiave di tutto il romanzo.

Carla una giovane ragazza che si affaccia all’età adulta con insicurezza e voglia di cancellare quel candore tipico dell’età infantile, decide di fare l’amore con il suo patrigno, un po’ per le sue continue pressioni e un po’ per dispetto nei confronti della madre. Leggendo gli indifferenti si possono avere due reazioni: rispecchiamento totale nelle situazioni dei personaggi o incentivo a prendere posizione nella propria vita e non restare “indifferenti”.

L’Indifferenza è uno dei sentimenti dominanti nella nostra società, dedita a una ricerca spasmodica dell’apparenza e poco attenta alla propria e all’altrui interiorità.

 Gli indifferenti

Il barone rampante (1957)

L’ultimo romanzo che voglio analizzare è “Il barone rampante” di Italo Calvino (1957). Esso narra la storia di un bambino, rampollo di una famiglia nobile Ligure, che, all’età di dodici anni, in seguito a un litigio con i propri genitori decide di passare tutta la sua vita nascosto in mezzo agli alberi, lontano dal mondo sensibile, senza scendere mai, ad un passo dal cielo e abbracciato da rami e foglie. Ognuno di noi ha sperimentato nella vita la solitudine del proprio albero, la fuga da realtà scomode, famiglie oppressive, amori sbagliati. Questa storia, dunque, pur apparentemente lontana dal nostro mondo, ci accomuna al protagonista più di quanto si possa immaginare.

 Il barone rampante. Oscar Junior

Concludendo non c’è opera letteraria nella quale, per quanto lontana essa possa apparire ai nostri occhi, non ritroviamo una parte di noi stessi. La lettura è solo il modo di scoprirla.

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