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Jean-Michel Basquiat

Jean Michel Basquiat

Una vita travagliata

Jean-Michel Basquiat è nato il 22 dicembre 1960 a Brooklyn, New York. Suo padre, Gérard, era nato a Port au Prince, ad Haiti, e sua madre Matilde era una newyorkese di origine portoricana.

Secondo molti, è proprio questo il segreto della bellezza di Jean-Michel, aggraziato nei lineamenti e dotato di un’eleganza naturale. E’ cresciuto parlando spagnolo, francese e inglese.  

Diventa membro del Brooklyn Museum, all’età di sei anni, guidato dalla madre, appassionata d’arte. All’età di otto anni, Basquiat viene investito. In ospedale sua madre gli porta una copia di un atlante anatomico. Jean-Micheal inizierà i suoi disegni anatomici con una precoce carica poetica che già inizia a contraddistinguerlo in tenera età.

L’ adolescenza e gli inizi della Street-Art

Sbattuto fuori di casa dal padre quando lascia la scuola, a quindici anni, Jean-Michel scappa di casa e va a vivere per strada. Dura poco: dopo qualche giorno viene arrestato per vagabondaggio.

Un anno dopo decide di iscriversi alla City-as-School, una scuola di Manhattan, per ragazzi dotati. Lì fa amicizia con Al Diaz, un writer di talento. Entrambi iniziano ad “operare” sui muri di New York, tracciando misteriosi aforismi firmati con l’acronimo SAMO (SAMe Old Shit) comparendo su edifici in tutta Manhattan e Brooklyn tra il 1977 e il 1980.

“SAMO saves idiots”

“SAMO as a neo art form”

“SAMO as an attitude towards playing art”

Lascia poi la scuola prima di conseguire il diploma. Sono i ruggenti anni Ottanta e a New York sembra che tutto sia possibile.

 La fine della collaborazione fu annunciata nel 1980 attraverso una lista di tag che dichiarava “SAMO è morto”. E’ così che inizia il suo percorso artistico.

La sua storia si incrocia con quella di una città in fermento, che non dormiva mai, dove soldi, droga e divertimento scorrevano a fiumi e nessuno aveva tempo per fermarsi a pensare su dove si stesse andando.

Basquiat è un artista, un poeta e anche un musicista: coerente con la frenetica vita di quegli anni a New York, produce un disco rap con Rammellzee e K Robb intitolato Beat Bop (1983) e ne progetta la copertina per il singolo. 

Basquiat e l’amicizia con Andy Warhol

Jean-Michel si guadagna da vivere vendendo le sue opere dipinte su cartoline.

Un giorno incontra in un ristorante di SoHo il suo idolo Andy Warhol, lo ferma per parlargli ed è così convincente e deciso che alla fine riesce a vendergli alcuni suoi lavori. Diventano amici, e Andy Warhol suo mentore, creando un rapporto solido basato su stima e amicizia. I due cominceranno a frequentarsi assiduamente tanto che il re della pop art affitterà anche uno dei suoi loft al giovane talento facendolo entrare nella sua Factory. Tra il 1983 e il 1985 creano lavori a 4 mani.

Jean-Michel Basquiat raggiunge quello che pochi anni prima poteva considerare solo un sogno: collaborare con il grande Andy Warhol. 

Sarà lo stesso Warhol a far esplodere il successo di Basquiat nel mondo dell’arte, promuovendolo e facendolo partecipare a molte mostre importanti. Infatti, all’età di 22 anni, Basquiat è l’artista più giovane ad aver mai esposto a Documenta, Kassel.

Il loro rapporto professionale diventa però burrascoso, soprattutto a causa della dipendenza di Basquiat dall’eroina. Warhol avrà anche da lamentarsi per i mancati pagamenti dell’affitto da parte di Jean-Michel. I due si separeranno definitivamente nel 1985.Ecco perchè, quando Warhol muore nel febbraio del 1987, a Basquiat, ormai consumato dall’eroina, viene chiesto di non partecipare ai funerali.

Il successo che lo consuma

l successo di Basquiat è stato fulmineo, fugace ed esplosivo, come tutto ciò che accadeva in quegli anni folli, in cui i prezzi delle opere d’arte sembravano crescere all’infinito

Tutto ciò ha fatto sì che Basquiat nel giro di pochi anni ottenesse una celebrità e una ricchezza impensabili per un ragazzo come lui. Ma in cambio Jean-Michel ha ceduto sé stesso, per una fame di vita che alla fine lo ha divorato.

La vita di Jean-Michel inizia la notte. Frequenta i locali più cool di New York, come l’Area, dove era possibile incontrare tutti gli artisti più in voga in quegli anni. È senza un soldo, per guadagnare qualcosa talvolta si prostituisce agli omosessuali incontrati nei club.

Grazie al suo fascino innato passa molte delle sue notti nei letti di donne incontrate la sera stessa,o in caso contrario si adegua alle panchine dei parchi newyorchesi.

Basquiat è fuggevole, impetuoso ed effimero nella vita sentimentale. Poche donne riescono a resistergli, ammaliate dal suo fascino selvaggio e sensuale. Nel 1982 ha una relazione con Madonna, nonostante i loro stili di vita siano opposti: salutista e attenta al lavoro lei, sconclusionato e pigro lui. Infatti, non durerà molto.

Anche il suo rapporto con il lavoro è altalenante. Passa da stati di inerzia assoluta a periodi di improvvisa iperattività. Spesso si sveglia nel cuore della notte e dipinge come se si trovasse in uno stato di trance. Secondo alcuni, le sue opere migliori sono state partorite nel cuore della notte.

La vita di Jean-Michel Basquiat può essere infatti considerata una perfetta parabola che racconta la New York degli anni Ottanta. Ciò che non manca mai è la droga, che scorre a fiumi nella vita della città newyorkese. Il 12 agosto del 1988, la sua ragazza di quel periodo lo troverà riverso sul pavimento, in overdose. Morirà poche ore dopo, a ventisette anni nel suo loft/studio di Great Jones Street.

Arte come protesta

Jean-Michel Basquiat si firmava con lo pseudonimo SAMO (Same Old Shit) per taggare nelle strade di Manhattan.  Attraverso le pareti e le metropolitane di New York, i graffiti carichi di messaggi poetici, mettevano in discussione il capitalismo, l’avidità e il nepotismo che alimentano il mondo dell’arte. Il suo gusto per la mescolanza culturale e il suo odio per il razzismo danno vita a un’opera neo-espressionista a volte oscura e angosciata.

Nel 1978 Jean-Michel vende a Warhol alcune cartoline da lui illustrate in un ristorante di Manhattan. I due avevano un’idea comune dell’arte intesa come “aperta, popolare, pubblica” e non elitaria.

Poeta, musicista e prodigio di graffiti, alla fine degli anni ’70 aveva perfezionato il suo stile pittorico di scarabocchi ossessivi, simboli e diagrammi inafferrabili e immagini di maschera e teschio, sviluppato a partire da quando aveva 20 anni.

Tematiche e stile

Nelle scelte tematiche ed espressive di Basquiat hanno una parte importante le radici afroamericane. Pur non avendo esperienza diretta dell’Africa, la cita spesso sia nei suoi dipinti a carattere sociale, sia nelle opere dedicate ai grandi miti dello sport, ai leader politici neri o ai musicisti. Per questo vengono definite “opere complesse”. Elemento originalissimo è la scrittura; Basquiat, infatti, riempie ogni sua tela di innumerevoli parole che diventano un vero e proprio elemento compositivo del quadro. A volte l’artista scrive solo il titolo dell’opera, ma più di frequente troviamo elenchi lunghissimi spesso coperti con poderose pennellate.

Jean-Michel Basquiat è il primo artista di colore nell’arte. Dipinge di “strada e denuncia sociale”. Ma ciò che maggiormente lo caratterizza è una forte volontà di diventare famoso ed affermarsi.

Basquiat rappresenta inoltre “eroi idealizzati”, ossia personaggi tragici della storia nera americana diventati famosi per il loro talento e rovinatosi successivamente a causa dall’euforia del successo.

Basquiat riprende il tema della schiavitù esprimendole in varie forme.

Utilizza spesso segni come “simbolo di riconoscimento”: il copyright © e la corona a tre punte.

Ricorrente nella sua arte sono ossa e di teschi, testimonianza del suo malessere interiore da cui si sente “mangiato vivo”, sfruttato dai galleristi.

Nei quadri di Basquiat ricorrono motivi costanti, linguaggi visivi diversi, dal fumetto alla pubblicità.

I dipinti di Jean-Michel erano caratterizzati da immagini rozze, infantili, facendo riferimento alla Art Brut di Jean Dubuffet.

L’elemento che però contraddistingue l’arte di Basquiat è essenzialmente l’utilizzo delle parole, inserite nei suoi dipinti come parte integrante, ma anche come sfondo, cancellate, a volte anche per attrarre l’attenzione dello spettatore.

Le mostre

Nel 1981 partecipa alla retrospettiva New York/New Wave, insieme ad altri artisti come Robert Mapplethorpe, Keith Haring, Andy Warhol e Kenny Scharf. Il poeta e critico d’arte Rene Ricard pubblica ‘The Radiant Child’ sulla rivista Artforum, pubblicizzando Basquiat ed il suo percorso artistico.

La prima mostra personale di Jean-Michel avviene nel maggio del 1981 a Modena, nella galleria d’arte Emilio Mazzoli. Si tratta della prima personale di Basquiat e della prima mostra europea, che viene però accolta negativamente e con sarcasmo dai critici e collezionisti locali. Quasi un anno dopo, nel marzo del 1982 riscuote grande apprezzamento da parte di pubblico e critico nella personale di New York, nella galleria d’arte di Annina Nosei.

La Svizzera ospita una sua retrospettiva presso la Galerie Bischofberger e allo stesso modo espone in dicembre alla Delta di Rotterdam. Rientrato in America, produce il disco hip hop Beat Bop e nello stesso periodo conosce Madonna con la quale ha una breve storia ma a cui rimane legato tanto che la popstar dieci anni dopo finanzierà la retrospettiva a lui dedicata al Whitney Museum di New York. Nel 1983 stringe una forte amicizia con Andy Warhol, il quale lo aiuta a sfondare nel mondo dell’arte come fenomeno mondiale emergente.

Nel 1984, insieme ad Andy Warhol e a Francesco Clemente, inizia una serie di collaborazioni, di dipinti a ‘sei mani’ commissionati da Bruno Bischofberger.

A scopo personale dipinge un altro ciclo di opere insieme al solo Warhol, eseguendo oltre cento quadri, nei quali è riconoscibile l’intervento di entrambi, e allestendo una mostra comune il cui manifesto presenta  i due artisti come protagonisti di un incontro di boxe.

Le opere

Nella sua breve carriera di “analphabet artist“, come era solito definirsi, Jean-Michel Basquiat ha realizzato un patrimonio inestimabile di capolavori.

Dalla sua prima mostra risalente al 1981 (New York/New Wave) la sua vita è cambiata in modo repentino.

Oggi sono molti i musei e le collezioni private che vantano opere di Jean-Michel Basquiat: ecco quali sono 3 dei suoi capolavori più famosi.

Irony of the Negro Policeman

Nel 1981, Jean-Michel Basquiat ha realizzato questo dipinto che è una forte critica che ha voluto indirizzare ai membri della sua stessa razza.

L’artista voleva ribadire quanto i cittadini afroamericani fossero controllati e, da un certo punto di vista ancora schiavizzati, dalla maggioranza di persone bianche negli Stati Uniti.

Per questo motivo, vedere un poliziotto afroamericano per lui era un controsenso quasi ironico perché questa persona doveva imporre agli altri il rispetto di regole che in primis sottomettevano proprio lui e la sua comunità.

 La figura realizzata è una massa nera, con una faccia e un cappello a forma di maschera che ricordano una gabbia e sulla destra compare la scritta “Irony of Negro Policeman“.

Il Duce

Quest’opera è stata realizzata nel 1982 e, uno dei tratti che più ci ha colpito, è la presenza di parole in italiano. Basquiat ha sempre cercato di scrivere nella lingua della nazione a cui il quadro si riferiva: in particolare questo ritratto del duce evidenzia alla perfezione non solo la stazza, ma il suo modo di parlare alla folla con veemenza e teatralità.

Hollywood Africans

Hollywood Africans, realizzato nel 1983, fa parte di una serie di dipinti di Jean-Michel Basquiat che presentano immagini e testi relativi agli stereotipi degli afroamericani, applicati nel mondo dello spettacolo.

Alcuni elementi dell’opera sono autobiografici, in particolare il trio di figure a destra che rappresenta l’artista con il musicista rap Rammellzee e il pittore Toxic.

Altre notazioni molto importanti sono definizioni come “Sugar Cane”, “Tobacco”e“Gangsterism” che alludono ai ruoli limitati disponibili per gli attori neri nei vecchi film di Hollywood.

Durante la sua carriera, Basquiat ha affrontato molte tematiche a lui care, come in questo caso il razzismo: la nozione di esclusione viene ribadita nel modo in cui l’artista era solito cancellare parole o frasi nelle sue opere. 

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