IPERREALISMO
art magazine,  Arte Visiva

Iperrealismo – un’arte che indaga la realtà

Arte fuori tempo

Nella storia dell’arte, esistono fenomeni sperimentali che risultano difficili da collocare all’interno di essa. Spesso e volentieri sono fenomeni derivanti dalle principali correnti artistiche. Per la precisione, parliamo di correnti pop e sperimentali degli anni ‘60. L’iperrealismo ne è un esempio lampante.

 Esso appare come un movimento artistico “fuori tempo”. O meglio “fuori dalla storia”. Esso abbraccia ancora il datato principio della “rappresentazione” in arte. 

Dalle avanguardie al ritorno alla pittura

Quasi tutte le ricerche artistiche nate nel dopoguerra hanno avuto come base di partenza il rifiuto e l’abolizione di ogni forma codificata e accademica. L’abbandono massiccio del figurativo è stato anche letto come polemica in risposta all’impatto sociale e culturale della seconda guerra mondiale. Un’ impatto che, negli anni 50’, condusse alla guerra fredda e tensione un po’ in tutto il mondo. 

Ricordiamoci, infatti, che l’arte del ‘900, in particolar modo quella della seconda metà, è un effetto e una conseguenza delle spaccature dovute alle guerre. In arte, da Duchamp in poi, per questi motivi si è andati oltre alla rappresentazione. Si iniziò una ricerca più interiore ed intrinseca.

Ora siamo arrivati al “presentare” in arte. O meglio, siamo nella fase in cui si cerca di oltrepassare anche questo “limite”. Però, tra la fine gli anni 60’ e l’inizio dei 70’, in effetti si ritornò alla pittura e alla figura.

Un'arte in bilico

Si può quindi affermare che l’iperrealismo è un limbo tra il rappresentare e il presentare. Rappresenta con minuziosità la realtà che vediamo e che ci circonda. Ma ci invita anche ad osservarla meglio.

Ci presenta una realtà dalla quale, spesso e volentieri, sfuggiamo. Osservando le opere iperrealiste, ci sentiamo spiati e quasi offesi: ma è esattamente per questo motivo che dovremmo evitare di sfuggirgli.

Questa non-corrente artistica viene anche definita volgare perché basata sul “piacere” visivo. Un’arte, quindi, esibizionista che sfocia nella “sopraffazione” del soggetto ritratto. Un’ arte così minuziosa quasi da opprimere quel che si sta ritraendo. 

Arte o tecnica?

C’è un altro fattore che ha suscitato non poche polemiche: gli artisti che si definiscono iperrealisti, si possono definire tali o sono artigiani?

L’attaccamento ai valori tecnici del fare arte, del “handmade”, rende l’iperrealismo una corrente artistica o una tecnica artistica? L’iperrealismo è tecnica o arte? Da qui nasce una domanda più che lecita: l’arte è tecnica? tecnica e arte sono due cose distinte? Cosa è arte? Cosa è tecnica?

Per questi interrogativi, l’iperrealismo è di difficile lettura. Anche se, a colpo d’occhio, le opere e gli artisti che ne fanno parte sembrano di facile interpretazione.

Un'altro punto di vista

Per capire meglio l’iperrealismo, è necessario un punto di vista diverso. Entrando nell’ottica in cui l’iperrealismo è una realtà aumentata, un’amplificazione sensoriale visiva, questa non-corrente, esso prende una lettura diversa.

Se si rimane su un piano superficiale, in cui l’artista è considerato tale perché ben capace di riprodurre una figura preesistente, allora tante correnti artistiche, non dovrebbero essere definite tali.

L’iperrealismo, osserva, ricerca ed esamina ogni dettaglio, con il risultato che, chi poi ne osserva le opere, rimane quasi oppresso e schiacciato dal carico di informazioni che esse rivelano. 

L'iperrealismo non è privo di anima

 Tra i maggiori artisti iperrealisti vi sono Chuck Close, Richard Estes, Ralph Goings, Paul Cadden, Gottfried Helnwein, Duane Hanson, John De Andrea, ed il giovane ed emergente Mike Dargas. 

Sono artisti fortemente differenti tra di loro, con tematiche indotte da motivazioni dettate dalla storia personale di ogni singolo artista. Ecco perché, al contrario di quanto moltI affermano, l’iperrealismo non è privo di anima, e non è solo ed esclusivamente una riproduzione della realtà.

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