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Cosa fa un Graphic designer? – parliamo con Biroski

Un graphic designer che nasce dal mondo street

Sfumature punk, segno ugly, gusto new age. Questo è Biroski, graphic designer e illustratore, è un artista emergente,che prima di iniziare il percorso universitario, ha avuto uno strettissimo contatto con il mondo del writing e della street art. Biro sceglie e sviluppa una propria strada fuori dalle convenzioni e dalla banalità.

Inizia dipingendo muri. E’ così che sviluppa il suo stile. Il contatto con il mondo street gli permette di crescere e di sviluppare un proprio percorso personale con una bagaglio underground a 360 gradi.

...E un bagaglio underground che riesce a stupire

Adopera un proprio linguaggio. Parliamo di un linguaggio chiaro, fresco e umoristico. Dai tratti effervescenti, tendenti all’infantilismo, i concetti di Biro sono totalmente attuali. Essi racchiudono tutto ciò che la grafica d’arte e la moda sono riusciti ad ottenere fin’ora. Tra giochi di parole, giochi visivi e feedback anni 90, gli sketch di Biro hanno la capacità di far sorridere e riflettere allo stesso tempo.

Questo stato d’animo è dovuto al fatto che l’artista riesce a toccare argomenti, situazioni ma anche sensazioni, paragonandoli alla cosa più ovvia. Ovvia ma mai scontata. Semplice, ma mai stupida. Infantile ma mai sciocca. E’ un perfetto mix che crea stupore ed entusiasmo. Dettaglio e constatazione che, nel mondo contemporaneo dell’arte, è molto difficile da trovare negli artisti emergenti. L’arte è ormai arrivata ad un livello di sperimentazione eccessiva, satura ma ragazzi come Biroski, con la loro sensibilità artistica e creatività, riescono ancora a meravigliarci.

Umiltà come parola d'ordine

Lo stile e il bagaglio di Biroski sono il frutto della grande sua umiltà, collabora infatti con moltissime persone che lo hanno aiutato a crescere. Ognuna di loro ha contribuito a creare quel che oggi vediamo nei disegni di Biro. Dotato di grande empatia, è come se in questo modo avesse creato “una grande rete d’amore”, come afferma in un’intervista che ci ha concesso.

Tutti facciamo arte,

solo che c’è chi se ne accorge e chi no.

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