fluxus
art magazine,  Danza,  Teatro

Fluxus e Living Theatre

fluxus

“Tutto è arte e tutti possono farne. L’arte deve occuparsi di cose insignificanti, deve essere divertente, accessibile a tutti”

Fluxus è un movimento nato negli anni ’60 in cui tutto è sperimentazione, per assurdo anche Fluxus stesso, come sostiene Emmet Williams, deve essere ancora inventato. Oltre ad un movimento artistico espressivo, Fluxus può essere definito un atteggiamento nei confronti della vita, un tentativo di eliminare la linea di divisione tra esistenza e creazione artistica. Rifacendosi all’happening americano, Fluxus teorizza un modo di fare arte che è un fluire ininterrotto di situazioni, percezioni e molteplici esperienze estetiche e sperimentali.

Nascita del gruppo

Allan kaprow, Dick Higgins, Jackson McLow, Richard Maxfield, Al Hansen, Bob Watts, George Brecht, e poi Yoko Ono e La Monte Young furono i primi artisti a riunirsi, inizialmente nei loft di Higgins e Ono o alla Judson Gallery per mancanza di spazi, per creare e sperimentare.

Punto di svolta fu nel 1960 con l’incontro proprio con Georges Maciunas che fondò l’anno seguente la Galleria A/G che divenne la galleria storica del gruppo.
L’aspetto che accomunava sicuramente il gruppo era la giovane età e insieme ad essa la volontà di costruire una nuova filosofia di vita contro il consumismo.

La prima raccolta di eventi del gruppo chiamata An Anthology fu pubblicata dallo stesso Maciunas per raccogliere dei fondi per la seconda rivista. Da qui si cominciò a stampare i primi cataloghi Fluxus e libri d’artista allestendo spesso case editrici “alternative” sia a New York che a San Francisco.

Poetica Fluxus

La poetica di Fluxus fuse le idee trasgressive anni ‘50 con quelle politiche degli anni ‘60, appoggiando la poetica orientale, determinava la vita come un movimento continuo partecipe della vita dell’universo e quindi identificando nell’individuo stesso infinite potenzialità creative.

Gli anni successivi furono anni molto pieni di eventi, happenings, riviste, concerti, in cui parteciparono anche nuovi artisti europei e orientali come Ben Vautier, Daniel Soaperri o Shingeko Kubota.
Ben presto le idee autoritarie di Manciunas che si scontravano con l’ideologia del gruppo che credeva nella democrazia fece si che nel 1965 Higgins si dissocia e fonda la sua casa editrice la Something Else Press diventando un’importante casa editrice della cultura giovanile e artistica.

Da questi esempi si può dedurre come l’arte non è più fine a se stessa ma è il soggetto, l’artista, ad essere esso stesso opera compiuta e usa la propria persona per esprimersi. Non è più importante l’oggetto che deriva dal processo creativo ma è proprio quest’ultimo ad essere opera d’arte.

 
living theatre

Living Theatre

Un’altro movimento molto vicino a Fluxus che condivide l’impostazione interdisciplinare dei diversi linguaggi e cresciuto nello stesso ambiente giovanile di New York è il Living Theatre.
Fondato da Julian Beck, pittore espressionista e l’attrice Judith Malina nel 1948, propose una fusione umana e formativa tra teatro e pittura rimanendo comunque vicina al linguaggio teatrale fino al 1959 in cui Julian Beck restituisce all’immagine il suo valore acquisendo il termine di “spazio-teatro”. Lo spettacolo più noto di questa fase fu The Connection: un connubio tra musica, teatro e improvvisazioe ripresa anche dai musicisti jazz che erano i protagonisti dello spettacolo in cui si ripercorreva la loro vita in diretta. Non è più rappresentazione ma vita.

Julian Beck afferma:

“L’artista lavora in uno spazio vuoto, privo di luce e di dimensioni, e riempie tale vuoto di bagliori, inseguendo le tracce scintillanti della creazione – la tela vuota, la pagina bianca, il palcoscenico deserto – brancolando con gesti coraggiosi verso un risultato sconosciuto, a volte persino non conoscibile”

Da queste parole si può notare la vicinanza alle tematiche seguite anche da Cage, dal rapporto arte-vita e dalla casualità che esso porta; si fa particolare attenzione anche dal tempo vissuto dall’attore sul palco che deve coincidere con la sua vita reale.

Rifiuto della finzione

Il rifiuto della finzione del palcoscenico porta di conseguenza anche a cambiare il rapporto tra gli attori e il pubblico. Il linguaggio scenico del gruppo si basa soprattutto su aspetti gestuali e corporei, puntando alla creazione di effetti scenografici e al coinvolgimento fisico ed emotivo della platea prendendo come riferimento Artaud e il suo teatro degli orrori o il teatro biomeccanico di Mejerchold, proponendo un teatro mirato ad aggredire e provocare lo spettatore. Le opere successive come The Brig del 1963 o Smaller Pieces del 1964 sottolineano l’improvvisazione dell’atto. I corpi degli attori stessi diventano scenografia in un movimento continuo nello spazio. Il Living Theatre diventa davvero teatro vivente.

living theatre

Rapporto con lo spettatore

Riprendendo le parole di Judith Malina da un’intervista durante la rappresentazione di uno spettacolo per il Museo della Memoria di Ustica:

“Sempre la lotta per l’azione, per dare potere agli spettatori. Ora li chiamiamo partecipanti, sempre di più il nostro teatro diventa esperienza in cui i partecipanti possono far sentire il loro potere di cambiare, con la speranza che quando finisce lo spettacolo portino fuori il bisogno di opporsi a ciò che è contro il loro sentimento e il loro desiderio”.

Si può notare quanto il rapporto con il pubblico sia cambiato rispetto al teatro tradizionale dove lo spettatore rimane passivo. Nel Living Theatre come anche per gli Happening, Performance ecc. il ruolo dello spettatore diventa un punto fondamentale per la riuscita dell’atto.

L’artista condivide la propria azione con chi guarda. Il pubblico è indissolubilmente presente nell’atto, nella quale non ci sono distanze: l’artista è soggetto e oggetto della propria azione e il pubblico diventa elemento condizionante nei diversi aspetti di questa relazione.

“Non c’è azione senza partecipazione e non c’è relazione senza azione”.

One Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *