art magazine,  Musica,  Save the Date

Ezio Bosso: La sua vita attraverso la musica

Stanotte ci ha lasciato un grande musicista, pianista, direttore d’orchestra e compositore: Ezio Bosso. Combatteva da anni contro una malattia neurodegenerativa ma a stroncarlo è stato un cancro a 48 anni. Ripercorriamo la vita e i successi di un grande artista e grande uomo, lasciandoci trasportare dalla sua musica che lo ha accompagnato per tutta la vita.

L’inizio di un grande amore

Nasce nel 1971 a Torino, grazie alla sua prozia pianista e suo fratello musicista, Ezio si avvicinò alla musica a soli 4 anni.  Frequentò il conservatorio dove conosce Oskar Giammarinaro, futuro cantate degli Statuto, gruppo underground torinese, nel quale anche Ezio (in arte Xico) entrò a farne parte per un breve periodo.

“Ezio era speciale. Spesso lo fermavamo perché con il basso si dilungava troppo durante le esibizioni” 

(Oskar Giammarinaro)

Il debutto

Al Conservatorio, ci fu un docente che continuamente gridava e alzava le mani e, durante una lezione, entrò un uomo che chiese al giovane Bosso di ripetere l’esercizio complimentandosi con lui per la sua bravura. L’uomo era John Cage, a cui Bosso gli dedicò poi il brano Dreaming tears in a crystal cage.

Debuttò in Francia a soli 16 anni girando in varie orchestre, ma fu l’incontro con  Ludwig Streicher a segnare la sua carriera ed a convincerlo a segnarsi all’Accademia di Vienna per studiare Composizione e Direzione d’Orchestra.

I successi

Negli anni ’90 si esibì come solista e direttore in numerosi concerti internazionali come al Royal Festival HallSouthbank CentreSydney Opera House o all’Auditorio Parco della Musica a Roma

Nel 2013, con il violoncellista Mario Brunello, iniziò a collaborare per vari duetti pianoforte-violoncello, consolidando una profonda amicizia.

Visse dividendosi tra Londra, dove ricoprì il ruolo di direttore stabile e artistico del The London Strings e dove, nel 2014, iniziò a collaborare con Sergej Krilov, violino solista della London Symphony Orchestra, con Fantasia per Violino e Orchestra.

Durante la sua carriera scrisse brani per  importanti coreografi come Edwaard LliangRafael Bonchela. La sua musica fu commissionata anche nel mondo del cinema, collaborò con il regista Gabriele Salvatores con la colonna sonora di Io non ho paura, Quo vadis, baby e Il ragazzo invisibile.

La malattia

Nel 2011 subì un intervento al cervello; era affetto da una malattia neurodegenerativa che lui definiva “come un terremoto”Successivamente la malattia peggiorò fino al 2019 in cui gli portò via anche la sua ragione di vita: la musica. 

La malattia non è la mia identità, è più una questione estetica. Ha cambiato i miei ritmi, la mia vita. Ogni tanto “evaporo”. Ma non ho paura che mi tolga la musica, perché lo ha già fatto. La cosa peggiore che possa fare è tenermi fermo. Ogni giorno che c’è, c’è. E il passato va lasciato a qualcun altro.

Suonare diventò sempre più difficile per lui. Durante la Fiera del Levante di Bari spiegò: “Smettete di chiedermi di mettermi al pianoforte e suonare. Non sapete la sofferenza che mi provoca questo, perché non posso: ho due dita che non rispondono più bene e non posso dare alla musica abbastanza“.

Un grande maestro 

l 15 maggio 2020, si spegne a causa di complicazioni dovute alla malattia che si trascinava da tempo. 

Ezio Bosso con la sua musica è riuscito a far commuovere milioni di persone e a trasmettere che “La musica ci insegna la cosa più importante che esista: ascoltare”.

Si dice che la vita sia composta da 12 stanze. 12 stanze in cui lasceremo qualcosa di noi che ci ricorderanno. 12 le stanze che ricorderemo quando saremo arrivati all’ultima. Nessuno può ricordare la prima stanza dove è stato, ma pare che questo accada nell’ultima che raggiungeremo. Stanza, significa fermarsi, ma significa anche affermarsi. Ho dovuto percorre stanze immaginarie, per necessità. Perché nella mia vita ho dei momenti in cui entro in una stanza che non mi è molto simpatica detto sinceramente. È una stanza in cui mi ritrovo bloccato per lunghi periodi, una stanza che diventa buia, piccolissima eppure immensa e impossibile da percorrere. Nei periodi in cui sono lì ho dei momenti dove mi sembra che non ne uscirò mai. Ma anche lei mi ha regalato qualcosa, mi ha incuriosito, mi ha ricordato la mia fortuna. Mi ha fatto giocare con lei. Si, perché la stanza è anche una poesia.

Stanza è una parola importante nella vita degli uomini, ma spesso è data per scontata. Eppure nel linguaggio vuol dire tanto, vuol dire poesia, canzone, libertà, affermarsi. Vuol dire persino costruire.

Per me la morte non esiste, è una parte della vita. 

(Ezio Bosso – 1971-2020)

Sei appassionato di musica? Clicca qui!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *