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La storia dell’artista. Cosa ci stiamo perdendo?

SARA M.

(CHIARA EUFEMIA)​

In questo articolo si farà un tour nella storia dell’artista e si cercherà di descrivere il suo ruolo all’interno della società. L’arte è concepita come un grande insieme di cui fanno parte vari aspetti culturali quali la pittura, la scultura, la letteratura, il teatro e la musica.  Sempre meno persone sfruttano l’arte come elemento di arricchimento, molti preferiscono farne volentieri a meno, ma perché?

Che scopo ha l'arte?

Se si dovesse fare un accenno alla definizione di arte, si potrebbe definire arte la più alta e grande espressione dell’animo che spesso rappresenta come uno specchio l’umore dell’autore.  Spesso si associa il termine arte al suo aspetto visivo-grafico e ci si dimentica che l’arte, in realtà, non è nient’altro che Emozione. Lo scopo dell’arte è di emozionare ed insegnare qualcosa anche senza parlare direttamente.

Con i secoli l’uomo si evolve e con esso anche l’arte che diviene un elemento fondamentale per la società. La mente umana muta e con essa l’arte diventa più complessa. Cambia così il modo di vedere ed interfacciarsi con l’arte e soprattutto c’è un profondo cambiamento nell’artista e nel modo in cui viene visto.

La figura dell'artista nel tempo

Con la pittura rupestre venivano dipinte scene di caccia e di vita quotidiana a scopo propiziatorio e coloro che rappresentavano queste prime opere erano spesso delle persone direttamente in contatto con le divinità, oggi li chiaremmo quasi dei “sacerdoti”. L’arte già era accostata al divino, all’ultraterreno, qualcosa di magico e valorizzato.

Le cose cambiarono già nell’antica Roma, dove vi era un’idea dell’artista “primitiva”: chi si occupava di interiorità era costretto alla schiavitù e ad attività manuali di ogni genere. Non era una figura di certo stimata. 

Diversa era la Grecia, un paese da sempre legato alla cultura, dove l’artista godeva di uno status riconosciuto. Già nel IV sec a.C, gli artisti greci cominciarono a firmare le loro opere facendo così capire che si trattassero di cose uniche, originali, irripetibili e preziose.

Con la società feudale la figura dell’artista cambia spessore, ed in questa fascia di tempo l’artista sottostarà alla volontà del committente il quale “si occuperà di lui” , lo proteggerà e gli darà indicazioni relative al lavoro da svolgere. Il committente, a partire dal 1400, rappresenterà un obiettivo importante da raggiungere. L’intellettuale cercherà infatti persone di elevato ceto sociale da attirare con il suo talento e la sua bravura, una bravura sempre più sfruttabile e di cui finalmente poterne essere fieri. Il loro status sociale aumenterà di livello tanto da diventare una figura sempre più richiesta anche nelle corti reali. 

Tra il 1400 e 1900 si può parlare del periodo più prospero per gli artisti nonostante, a causa della seconda Rivoluzione Industriale, l’arte è stata posta, in senso ideologico, in secondo piano. I valori dell’epoca della rivoluzione erano più orientati sul dinamismo, sulla meccanica e sul valore del consumo e della produzione. 

Un cambiamento repentino si ebbe infatti fine 800, nonostante siano gli anni di molteplici correnti artiste che tentarono di rivendicare il ruolo dell’arte quali  i Costruttivisti, i Dadaisti, i Fauves ed i Cubisti.

A partire dagli anni 2000, invece, vi è una visione distorta dell’arte e di chi la mette al mondo:

L'arte come superfluo

L’artista viene pesantemente giudicato perché si pensa che sia un soggetto strano che da vita ad un qualcosa di inutile ed altrettanto bizzarro. Inoltre, spesso si da per scontato che la cultura sia secondaria e per questo viene ripudiata. È come se le persone avessero paura di vivere fino in fondo le loro emozioni, la loro interiorità. Vogliono evitare reazioni che la cultura provoca inevitabilmente. Non aprirsi significa bloccare una parte fondamentale della vita, e le scuse per non farlo sono molteplici. Le creazioni artistiche nascondono sempre una storia, dei sentimenti. Si noti quanto oggi sia passato di moda commissionare un’opera, che sia letteraria o figurativa.

Durante la quarantena, oggi, come avremmo fatto senza la musica, i film o l’arte in generale?

Ed i bambini? Sono stati intrattenuti con i cartoni, grazie ai grafici ed a tutte le persone che si celano dietro la produzione dei cartoni. Amano colorare, dipingere e disegnare e dunque le tempere, i colori e gli acquarelli. I bambini ci regalano disegni preziosi di cui se noi ne chiedessimo il significato spesso riceveremmo una spiegazione persino con davanti il più confuso ed apparentemente insensato dei disegni.

Il punto è, cosa fare di fronte a quei disegni? In genere ci sono due opzioni: o si azzarda un sorriso e poi lo si mette da parte come “ricordo sfuggente”, o si chiede e si ascolta attentamente la spiegazione dello stesso per valorizzare il piccolo artista. In questi casi nasce un sorriso spontaneo. Bisogna far tesoro di quella spiegazione perché l’artista da grande verrà  soffocato dalla società contemporanea, dunque bisognerebbe dare voce ai piccoli artisti dentro di noi, Pascoli direbbe, ai nostri “fanciullini-musici”.

Sempre più spesso le opere degli artisti vengono prodotte a livello industriale e di conseguenza ciascuno può comprare opere artistiche a poco prezzo. È davvero questa l’arte di cui abbiamo bisogno? Le aspirazioni artistiche sono davvero di serie B? Nessuno commissiona opere perché non c’è più gente disposta a farlo o perché nessuno sente più il bisogno di creare opere personali?

Che cosa ci stiamo perdendo…?

Che cos'é l'arte per te?

Per me l’arte rappresenta una forma di dialogo molto particolare ed innovativa simile alla scrittura perché vuole esprimere dei concetti, una storia e farli comprendere attraverso la rappresentazione del soggetto scelto. Ľarte figurativa come molti altri tipi di arte ha inoltre la caratteristica di poter trasmettere delle emozioni:non ha regole ben definite e questo fa sì che in molti possano produrre ciò che vogliono e altrettanti possano prendere come “modello” ciò che preferiscono perché l’arte è anche soggettiva ed ogni persona di fronte ad essa può provare qualcosa di diverso.

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2 Comments

  • Federica

    Bellissimo articolo ,mi trovo perfettamente nell’argomento,mentre lo leggo sto piangendo ,l’industrializzazione e il denaro hanno deviato le nostre emozioni in un circolo chiuso

    Per fortuna io non faccio parte della media
    Ma mi sento artista e apprezzo l’arte in ogni sua forma

    Dico sempre a mia madre ,ad esempio ,
    che se non ci fossero stati i creativi non avresti niente da fare oggi
    Lei è una che ha sempre pensato che l’arte fosse superflua
    Pensa un po’ il caso, Ha tre figli artisti 🤪🤪🤪

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