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Casotto: un cult nato quasi per gioco – Cinema a Parte

Italia, 1977, di Sergio Citti. Con: Ugo Tognazzi, Gigi Proietti, Franco Citti, Jodie Foster, Paolo Stoppa

 

Voglio inaugurare la mia collaborazione a questo necessario (in questi tempi bui) quanto coraggioso progetto, PARTE, con un piccolo omaggio a quello che forse è stato l’ultimo Mattatore della nostra epoca: Gigi Proietti.

Prima di cominciare però voglio spiegarvi brevemente cosa aspettarvi da questa nuova rubrica: scoprire insieme film vecchi e nuovi, introvabili o celebri, e (si spera) vederli o ri-vederli sotto una nuova luce, con magari nuove chiavi di interpretazione o attraverso dettagli che riescano a darci una visione più “completa”. Eviterò infatti il più possibile gli spoiler per lasciare a voi il gusto della sorpresa, che spero al contrario di arricchire con nuovi punti di vista o semplici curiosità. Bonus: sarete liberi di mandarmi a quel paese in caso contrario!

Tornando a noi e al caro e compianto Gigi, voglio consigliarvi un film che lo vede tra i protagonisti e che negli anni si è conquistato e meritato il titolo di Cult: Casotto.

Come suggerisce il titolo stesso, si tratta di un film piuttosto caotico, anarchico ma non solamente in senso politico. La confusione la vediamo già dall’accozzaglia improbabile dei nomi che formano il cast: in mezzo a caratteristi nostrani come Paolo Stoppa e Carlo Croccolo troviamo bellezze internazionali come Catherine Deneuve e una giovanissima Jodie Foster, e poi le sorelle Melato, Michele Placido, Franco Citti (fratello del regista Sergio), Ugo Tognazzi e, ovviamente, Gigi Proietti. È divertente sapere che praticamente tutto il cast si è prestato gratuitamente, che Catherine Deneuve ha chiesto solo un anello (perso durante le riprese) e che Jodie Foster, reduce dal successo con Taxi Driver di Scorsese, fu invitata quasi per scherzo e inaspettatamente accettò il ruolo pur non parlando minimamente l’italiano. Anche questo ci aiuta a comprendere lo spirito goliardico e improvvisato che accompagna il film, donandogli un’aurea di spontaneità quasi unica.

Ma di cosa parla Casotto? Di una giornata al mare, ma in cui il mare si vedrà a malapena. Infatti tutto si svolge all’interno, appunto, di un casotto (cabine/spogliatoi collettivi) in cui si alternano, si incontrano e si scontrano diverse persone provenienti da diversi mondi, estrazioni sociali e soprattutto con diversi fini, ben lontani dal trascorrere una semplice e rilassante giornata sulla spiaggia, come vedremo tra poco. Riusciamo in realtà a “uscire” da questa struttura solamente due volte: nei titoli di testa, che mostrano uno sventurato che cerca di accendersi una sigaretta sulla spiaggia solitaria senza riuscirci a causa del forte vento (finché non troverà il grande spogliatoio); e durante una meravigliosa sequenza onirica vissuta da Gigi (che si svolge quindi, in un certo senso, ancora dentro il casotto).

Si tratta quindi di una sorta di Kammerspiel, ma ovviamente dalle connotazioni grottesche e spesso marcatamente volgari, quindi in contrasto con le regole di questo genere. Per chi non lo sapesse, il Kammerspiel è un tipo di teatro o di cinema che si concentra in un solo luogo per enfatizzare lo stato d’animo e il corpo dei personaggi, accorciando le distanze tra spettatore e attore. Nasce in Germania negli anni ‘20 in opposizione ai caratteri dell’espressionismo, ma per farvi un esempio più famoso e recente di questo genere vi basti pensare a The hateful eight di Quentin Tarantino, di cui magari (chissà) ne parleremo in uno dei nostri prossimi incontri.

Ma tornando ai nostri protagonisti e ai loro fini, vediamone qualcuno nello specifico: abbiamo due ragazzi squattrinati che cercano di abbordare due ragazze altrettanto povere e che accettano il flirt solo per rimediare un pranzo; due sorelle che tentano in tutti i modi di corrompere un assicuratore per soldi; una coppia che cerca il momento giusto per fare sesso e una ragazza incinta di 16 anni che, aiutata dai nonni, inganna un suo cugino per farsi sposare prima che sia troppo tardi.

Qui si apre sicuramente l’aspetto più interessante del film, che lo colloca direttamente nel filone della commedia all’italiana pura, che proprio in quegli anni perdeva colpi e da molti veniva già data per “morta”: la capacità di provocare risate in momenti tragici. Tutti i personaggi infatti sono squallidi, cattivi, superficiali ed estremamente egoisti, ma non possiamo fare a meno di ridere delle loro tragedie e in fondo anche di tifare per loro. La scelta del luogo poi è fortemente simbolica, che sia voluto o meno. Uno spogliatoio, dove tutti si mettono letteralmente a nudo prima di indossare il costume, la nuova maschera che pretende di renderci tutti uguali sulla spiaggia. E cosa mostra l’uomo veramente a nudo? La sua natura, senza filtri, che in questo film è sostanzialmente cattiva seppur stupida, ingenua.

E in questo non possiamo non notare l’influenza di Pasolini, che in diversi suoi film supportava la stessa tesi, seppur con tecniche e finalità molto più profonde e riflessive. Tra questi in primis senza dubbio Accattone, con protagonista proprio Franco Citti. E poi la presenza di Ninetto Davoli, che nei film di P. incarna l’innocenza, mentre in Casotto interpreta un semplice guardone, quasi a mostrarci che quell’innocenza non può più esistere, e che se esiste è destinata ad esser divorata dalla cattiveria. E poi non dimentichiamo che il regista è Sergio Citti, grande amico di Pasolini stesso.

Per concludere faccio notare che la colonna sonora è praticamente inesistente, tranne che per momenti in cui è diegetica, cioè data da elementi interni al film stesso (come la radiolina dei due innamorati).

Non aggiungerei altro, anche se potremmo parlarne ancora per molto, ma ogni interpretazione (comprese quelle che vi ho appena esposto) è superflua. Posso solo dirvi Buona Visione, e che lo amiate o meno, Casotto resta un film unico nel suo genere e che solo per questo non lo dimenticherete più.

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Nicola Iannibelli

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