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Animazione Giapponese: il lato poetico dell’animazione

animazione giapponese

L’animazione giapponese ha alle spalle una lunga storia che sarebbe impossibile raccontarla in poche righe. Vi proponiamo quindi un viaggio per iniziare a conoscerne gli aspetti e lo stile dei principali autori che hanno contribuito a consacrare il giappone come uno dei pilastri del mondo dell’animazione.

Sebbene già dal periodo Edo, con le sequenze di movimenti di danze orientali realizzate dall’artista Katsushika Hokusai, veniva introdotto il concetto di animazione, l’inizio della sua storia  può essere ricondotto all’inizio del 900 quando dall’Occidente arrivano i primi esempi di animazione.  Successivamente Seitaro Kitayama ed i vignettisti Oten Shimokawa e Jun’ichi Kōchi iniziarono a sperimentare e a fotografare  le proprie vignette in sequenza per poi proiettarla in cinema particolari.

Il primo vero lungometraggio animato fu La leggenda del serpente bianco di Taihi Yabushita (1958). Riprendendo lo stile Disneyano la Toei, una delle case di produzione giapponesi più importanti e rinomate, con questo film apre il sipario dell’animazione al mondo giapponese; dando il via ad una fiorente produzione.

Sarebbero tantissimi i film da menzionare che hanno contribuito a far conoscere l’animazione giapponese a livello mondiale come Akira di Katsuhiro Ōtomo (1988) che, insieme a Ghost in the Shell di Mamoru Oshii (1995), ha contribuito a creare quell’immaginario cyberpunk fantascientifico ancora estremamente attuale. Un altro capolavoro firmato Studio Ghibli è Una tomba per le lucciole di Isao Takahata (1988). Forse è l’opera più realista e straziante del famoso studio d’animazione. Altri film più recenti che è giusto citare sono Metropolis di Rintarō (2001), La storia della principessa splendente di Isao Takahata (2013) o A Silent Voice di Koe no katachi (2016).

Hayao Miyazaki

Hayao Miyazaki è considerato uno dei più influenti animatori della storia del cinema e secondo molti il più grande regista d’animazione vivente. I film di Miyazaki sono facilmente riconoscibili per lo stile pulito dei disegni ma anche per i mondi che riesce a creare intorno ai suoi personaggi,  trovando un equilibrio fra realtà e immaginazione, offrendo paesaggi talvolta reali talvolta immaginari. La bellezza e l’armonia sono le principali caratteristiche degli scenari di Miyazaki, atmosfere metafisiche che raccontano temi toccanti e sempre attuali.

Esordisce con  Laputa – Castle in the Sky (1986) che narra l’avventura di due ragazzi sulle tracce di un’isola che fluttua nel cielo ma è  Il mio vicino Totoro (1988) che consacra l’autore nell’olimpo dell’animazione mondiale. 

Parlando di tematiche, ci sono dei temi ricorrenti in molti dei suoi film, uno più di tutti: l’infanzia. La maggior parte dei suoi protagonisti sono bambini o adolescenti che si trovano ad affrontare prove come in La Città Incantata (2001), capolavoro indiscusso e premio Oscar come miglior film d’animazione nel 2003. Parlando della protagonista Chihiro, Miyazaki afferma:

«Ho creato un’eroina che è una bambina ordinaria, una con cui il pubblico possa identificarsi. Non è una storia in cui i personaggi crescono, ma una storia in cui attingono a qualcosa che è già dentro di loro, tirato fuori dalle particolari circostanze. Voglio che le mie giovani amiche vivano in questo modo, e credo che loro stesse abbiano questo desiderio.»

Infatti tutti i suoi personaggi durante il film fanno un percorso di crescita che li porta ad evolversi, ad acquisire una maggior consapevolezza di sé e di quello che gli accade intorno. 

Mentre in Laputa il  bene e il male sono ben contrapposti in Princess Mononoke (1997), in generale nei suoi successivi film, questa divisione non è più così marcata. Diventa difficile classificare un personaggio in buono o cattivo.

In Princess Mononoke, Lady Eboshi distrugge la foresta per ottenere materie prime per scopi industriali, senza preoccuparsi per la vita degli esseri che la popolano, tuttavia i suoi sottoposti nutrono una grande stima per lei. D’altro canto la ragazza-lupo Mononoke difende la foresta cercando di combattere lo sviluppo dell’industria di Eboshi. In questo film Miyazaki non riesce a dare una soluzione alle problematiche ambientali che lo sviluppo dell’umanità comporta, non può perché non c’é giusto o sbagliato, rimane in equilibrio precario in un’eterna lotta tra uomo e natura.

Sebbene ci siano altri film di cui parlare come Ponyo sulla scogliera (2008), Si alza il vento (2013)Porco Rosso (1992), Nausicaä della Valle del vento (1984) o I sospiri del mio cuore (1995), l’ultimo film che merita di essere trattato è Il Castello errante di Howl (2004). Il film è cosparso di metafore e riferimenti alla cultura giapponese (come in molti suoi film) raccontando il tema dell’amore nelle sue svariate sfaccettature. Un capolavoro a livello visivo che riesce ad emozionare ed incantare già dai primi minuti. 

Mamoru Hosoda

Animatore prima della Toei e poi dello Studio Ghibli, Mamoru Hosoda è uno degli animatori giapponesi più celebri. Il suo stile più informale e asciutto rispetto ad altri, riesce a rendere vive le storie che vengono raccontate. Rispetto a Miyazaki che mescola la realtà con la fantasia, nei film di Hosoda la fantasia e il soprannaturale non si mescolano ma si incorporano nella realtà. 

In tutti i suoi film la componente fantastica è immessa nella realtà con una spiegazione: in The Boy and the Beast (2015) il mondo reale viaggia parallelamente con il mondo delle bestie di cui il giovane umano Ren comincia a farne parte dopo l’incontro con la bestia Kumatetsu che le farà da tutore. In questo film il tema del bene e del male è ben studiato in un equilibrio in cui le bestie che teoricamente dovrebbero rappresentare il male, si scoprono essere migliori degli uomini spinti dall’egoismo e dalle tenebre

“Tu sei uguale a me…Sarai sempre il figlio di una bestia cresciuto da una bestia”

Anche in The Wolf Children (2012) l’ente soprannaturale si immedesima nella quotidianità. Viviamo la vita di una ragazza, poi madre, che si innamora di un ragazzo-lupo dal quale avrà due bambini anche essi lupi. Una favola poetica, un percorso di vita e di crescita per accettare di se stessi e le proprie diversità.

Un altro lavoro, forse quello più conosciuto, è La ragazza che saltava nel tempo (2006). Cosa cambieresti se potessi cambiare il passato? Questa è la domanda che riecheggia lungo tutto il film. Makoto Konno è una studentessa delle superiori; un giorno inciampa nel laboratorio di scienze e per sbaglio urta un congegno che, come sarà rivelato più tardi, consente di viaggiare nel tempo e scoprirà quanto può costare caro questo potere.

Satoshi Kon

Assistente di Katsuhiro Otomo, ideatore di Akira, prende come punto di riferimento il maestro non solo per la formazione come mangaka , ma soprattutto per la successiva introduzione al mondo dell’animazione, da cui poi il regista spicca il volo con uno stile personale intrinseco di mondi metafisici che scavano nel subconscio e nella psicologia umana.

Perfect Blue rappresenta il trampolino di lancio dell’autore. Thriller psicologico che sovrappone al piano reale quello del sogno in una storia in cui la protagonista non distingue più cosa è reale e cosa non lo è. Mima Kirigoe è una idol e popstar che decide di cambiare carriera e diventare attrice recitando in una serie drammatica. Tuttavia alcuni fatti tra cui dei delitti portano la giovane attrice ad essere mentalmente instabile.

In Millennium actress (2001) Kon sviluppa l’idea di un film nel film in cui fonde realtà e tempo soggettivi e oggettivi attraverso i ricordi della giovane attrice protagonista Chiyoko Fujiwara. 

Il tema del sogno, caro all’autore, si consolida in Paprika (2006). Il film è ambientato in un futuro non troppo lontano in cui un’invenzione nota come DC Mini permette agli psicoanalisti di immergersi nei sogni dei propri pazienti in modo stati alterati e problematiche nascoste dell’io. 

Makoto Shinkai

Makoto Shinkai è uno dei registi più apprezzati della sua generazione, da molti considerato il “nuovo Hayao Miyazaki”. 

I film di Shinkai sono caratterizzati da una narrativa pacata che si prende tutto il tempo di raccontare tutti i dettagli. La storia spesso ha un tempo narrativo molto lungo che ricopre le varie fasi della vita dei personaggi. L’esempio più lampante è in 5 cm al secondo (2007) , secondo film di Shinkai. Il tempo che scorre è il vero protagonista di questo film che racconta tre momenti diversi della vita dei due protagonisti e la loro storia di amicizia e l’evolversi in un sentimento più forte che viene sconfitto dalla lontananza che separa i due personaggi fino all’età adulta. Sebbene in modo diverso questo film riprende come filo conduttore quello del suo predecessore Oltre le nuvole (2004). Anche nell’ultimo film Your Name (2016), che ha fatto conoscere Shinkai al grande pubblico occidentale, si riprende l’aspetto narrativo dei due film citati sopra. 

Già con il Giardino delle parole (2013) lo standard qualitativo si alzò di molto rispetto agli altri due film, in Your name troviamo  una qualità visiva senza precedenti. Il tema questa volta è il destino che gioca un ruolo fondamentale nella vita di due ragazzi legati dal “filo rosso” e sarà proprio quest’ultimo a farli finalmente unire.

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